Ritiro da Gaza ?

Il governo israeliano ha approvato il piano di ritiro da Gaza presentato dal premier Ariel Sharon. La «fumata bianca» è arrivata dopo sette ore di animato dibattito. Quattordici ministri, di cui nove del Likud, hanno votato a favore, sette contro. Il mese scorso Sharon aveva incassato un pesante «no» da parte della base del suo partito, il Likud, sulla proposta del ritiro. Attenuando il piano originale, Sharon ha quindi previsto che ciascuna fase del ritiro sia sottoposta a dibattito e a un ulteriore voto da parte del governo. Rimangono incerti i tempi e i modi dello sgombero dei 7.500 coloni ebrei che vivono nella striscia di Gaza, assieme a un milione 300 mila palestinesi. E’ comunque opinione comune che si tratti di una decisione storica, tanto più perché adottata nel 37° anniversario dell’occupazione di Gaza, durante la guerra dei sei giorni in cui Sharon svolse un ruolo di primo piano.

Il piano di Sharon prevede che il ritiro dei coloni avvenga in quattro fasi, per concludersi entro il 2005. La prima fase, che dovrebbe partire a marzo 2005, prevede il ritiro da tre insediamenti: Netzarim, Morag, e Kfar Darom. Nel progetto, le abitazioni dovrebbero essere distrutte per non consentire ai gruppi armati palestinesi di utilizzarle. La seconda fase prevede un ritiro da quattro colonie cisgiordane: Ganim, Kadim, Homesh e Sa-nur, nella zona di Jenin. Nella terza fase ci sarà il ritiro da dodici colonie ebraiche di Gaza e il trasferimento degli abitanti – alcune migliaia – in aziende agricole da allestire nel deserto del Neghev. La quarta fase prevede lo sgombero delle ultime tre colonie ebraiche, nel nord della striscia di Gaza.
(Il Corriere della Sera)

Il 15 maggio scorso
Più di centomila persone, secondo gli organizzatori, si sono raccolte a Tel Aviv nella Piazza Rabin per chiedere il ritiro di Israele dalla striscia di Gaza. Il raduno di massa – il più imponente in Israele dall’inizio della seconda Intifada – è cominciato con un minuto di silenzio alla memoria dei 13 soldati uccisi questa settimana nella striscia di Gaza. Sono intervenuti numerosi oratori, tra questi il leader laburista e premio Nobel per la pace Shimon Peres. (…) Lo slogan della manifestazione è «Usciamo da Gaza e cominciamo a parlare» con i palestinesi.
La manifestazione è stata organizzata dal Partito laburista, dalla coalizione el Meretz, da quella el Am Ehad e dal movimento La Paz Ahora.
(Il Corriere della Sera)

Intanto ieri
Marwan Barghuti, leader di al Fatah in Cisgiordania, è stato condannato a cinque ergastoli dal tribunale di Tel Aviv. Barghuti è stato riconosciuto colpevole della morte di cinque israeliani, per ognuno dei quali dovrà scontare un carcere a vita. In aggiunta, la pena prevede 40 anni di carcere ulteriori. Nella sentenza si legge che «l’accusato guidava un apparato terroristico». Barghuti, che è anche parlamentare del Consiglio legislativo palestinese, ha detto che non intende ricorrere in appello perché non riconosce la legittimità del processo. Sbito dopo la lettura della sentenza, Barghuti ha detto che «l’intifada trionferà», facendo segno di vittoria. (…)
Marwan Barghuti, 44 anni, è stato arrestato a Ramallah da un’unità militare israeliana nell’aprile del 2002 e da allora è chiuso in carcere. E’ il più noto fra i leader della nuova Intifada, gode di un grosso prestigio popolare tra i palestinesi ed era ritenuto uno dei possibili successori di Yasser Arafat. Gli israeliani vedevano in lui il comandante dei Tanzim e delle Brigate dei martiri di al-Aqsa legate al Fatah e per questo, sopo mesi di caccia, lo avevano catturato. Nato in un villaggio vicino a Ramallah, in Cisgiordania, Barghuti fa parte di una famiglia che ha fornito attivisti a diverse forze politiche palestinesi. Parla inglese ed ebraico. È laureato in storia all’università di Bir Zeit ed è stato uno dei fondatori di Shabiba, organizzazione giovanile di Al Fatah. Non ha partecipato alla prima Intifada (1987-1993), che contribuì comunque a preparare organizzando manifestazioni di massa a Bir Zeit. Fu quindi arrestato dalle autorità militari israeliane che lo deportarono poi in Giordania. È rientrato nei Territori nel 1994, dopo gli accordi di Oslo. Nelle elezioni del 1996 è stato eletto deputato al Consiglio legislativo palestinese. Dopo l’inizio della seconda Intifada, Barghuti ha contestato i negoziati tra Israele e palestinesi, sostenendo il proseguimento a oltranza della rivolta e guadagnandosi ampi consensi e popolarità.
(Il Corriere della Sera)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ISRAELE - PALESTINA e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...