Il timballo del principe

“L’oro brunito dell’involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.”

Sì, sto leggendo il Gattopardo. A parte altre suggestioni meno materiali, mi vien la voglia di fare il timballo del Principe, magari nella forma più modesta ma forse non tanto diversa del pasticcio di maccheroni di Pellegrino Artusi; il quale non lo colloca fra i primi piatti bensì fra i secondi (nella categoria degli umidi). Oggi sarebbe un piatto unico, concetto estraneo sia ai banchetti dei nobili che a quelli dei borghesi cui si rivolgeva l’Artusi.

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3 risposte a Il timballo del principe

  1. PlacidaSignora ha detto:

    Lo fanno ancora a Parma. Come lo vedi provi una lieve inquietudine…ma poi, una volta assaggiato, ti innamori ;-**

  2. giannitos ha detto:

    Cara Mitì, dove trovo la ricetta parmense ?

  3. nonsologeomangio ha detto:

    oh mamma!
    400 calorie al cm cubico? :)))

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