Anice da acqua

Fra le tradizioni di Palermo, va senz’altro annoverato l’uso dell’anice per rendere più gradevole e dissetante l’acqua fresca. Una poesia di Giovanni Meli in dialetto siciliano, scritta nel 1759, descrive un acquaiolo (acquavitaru)  che vende acqua con anice (zammù). (…) E più indietro nel tempo un disegno del 1724, ad opera del canonico Mongitore, ritrae un analogo venditore d’acqua che assiste tra la folla ad un rogo dell’Inquisizione. Anticamente gli acquaioli giravano per le strade con una piccola cantimplora (la bozza) contenente acqua fredda, con una bottiglietta d’anice e con i bicchieri (gotti); dal 1860, qualcuno di essi si sistemava invece in un angolo di piazza con un deschetto (tavulidda) e la quartara.


Molti anni fa due amici palermitani, Claudio e la bella Giulia, mi fecero scoprire l’anice da acqua Tutone: poche gocce in un bicchiere di acqua fredda, che si intorbida e acquista un leggerissimo gusto che la rende vieppiù dissetante. A me l’anice non piaceva, ma da allora ho iniziato ad apprezzarlo. Sarà per questo che non ho mai dimenticato la bella siciliana.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in a tavola e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Anice da acqua

  1. namaste ha detto:

    Ma “anice” è maschile o femminile?

  2. giannitos ha detto:

    Neutro e carminativo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...