"Il dannato NEW YORKER"  rivisita Revolutionary Road

“ Tutto ciò che voglio è un racconto sul dannato New Yorker ” si scaldava Yates discutendo degli alti e bassi della sua carriera: nella biografia di Bailey sono documentati tutti i rifiuti della prestigiosa rivista, dal 1952 in poi.
Quasi nove anni dopo la sua morte, nel gennaio 2001 The New Yorker pubblicò The Canal, proprio uno dei due racconti rifiutati nel ’52. Era uno dei segni del nuovo interesse per Yates e un bel contributo alla sua riscoperta, iniziata nel 2000 con una nuova edizione di Revolutionary Road (allora fuori catalogo da anni, come tutte le opere dello scrittore); e nel 2001 veniva pubblicata anche la raccolta completa dei suoi racconti.

Proprio in questi giorni (il 26 esce il film negli Usa) The New Yorker pubblica un lungo articolo di James Wood che si propone di rivisitare Revolutionary Road e inizia delineando in pochi tratti efficaci la figura di Yates: Alla compulsione di scrivere subordinò ogni altra cosa. C’erano altre due compulsioni, il fumo e l’alcol, ma solo essi lo uccisero, mentre la scrittura chiaramente lo teneva in vita.
Poi una notizia interessante : negli States sta per uscire (effetto cinema ?) un volume che raccoglie Revolutionary Road, The Easter Parade e Eleven Kinds of Loneliness, come dire il meglio di Yates.
Wood inizia proprio dai primi racconti, con un giudizio assai positivo per la prosa misurata, “sontuosamente foderata ma liscia al tocco”; per lo sguardo freddo e attento, l’orecchio superbo per certa teatralità stupida del linguaggio. 

La gran parte dell’articolo è dedicata ad una accurata e quasi affettuosa riflessione su Revolutionary Road. L’ispirazione autobiografica: Yates scherzava morbosamente su se stesso creando Frank Wheeler, perché Frank è Yates senza la scrittura. Il tradizionalismo della struttura, simmetrica e ripetitiva; e insieme la radicalità della visione, il “vuoto senza speranza di ogni cosa in questo paese” messo in bocca proprio all’inattendibile Frank e sottolineato con veemenza dal matto John Givings. Ma soprattutto, dice Wood, il radicalismo di Yates si manifesta nel trattare ossessivamente la questione del genere: i racconti e i romanzi tornano ripetutamente sulla debolezza e l’inquietudine isterica della mascolinità americana di metà secolo; uomini egoisti e insicuri che si muovono su uno stretto sentiero fra le aspettative paterne da un lato e dall’altro la competizione femminile.

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