Effetto Narnia

1° febbraio 2009: mentre il vostro blogger se ne stava al calduccio con la Marta, l’intrepida Indy affrontava il Falterona in una mitica ciaspolata con gruppo CAI.

Neve a sfare e paesaggio con effetto Narnia: credevo che il fenomeno fosse la galaverna, termine affascinante di incerta etimologia che però fa pensare al latte e all’inverno.

Poi scopro che probabilmente si tratta della meno poetica stupenda calabrosa.

...la galaverna è un deposito di ghiaccio con cristalli di solito aghiformi che può formarsi in presenza di due condizioni basilari: la prima condizione, come detto, è la presenza di nebbia, la seconda condizione è la presenza di una temperatura inferiore a 0°C (di solito tra –2°C e –8°C). Indispensabile ai fini della formazione della galaverna è la presenza di nebbia con goccioline d’acqua in sospensione allo stato “sopraffuso” (cioè con gocce allo stato liquido nonostante la temperatura sia inferiore a 0°C). Lo stato di sopraffusione è molto instabile ed è sufficiente che le minuscole goccioline tocchino una qualsiasi superficie perché congelino istantaneamente su di essa. Questo avviene facilmente se la ventilazione è scarsa o quasi nulla, in presenza di goccioline di nebbia molto piccole e con dissipazione rapida del cosiddetto vapore latente di fusione che si genera nel momento in cui si ha il passaggio di stato da liquido a solido. Naturalmente pali, rami degli alberi, cavi elettrici e via dicendo sono i primi ostacoli a catturare le goccioline di nebbia e quindi vengono ricoperti dalla galaverna più rapidamente rispetto ad altri oggetti al suolo come avviene invece con la brina. (…) se la temperatura è abbondantemente sotto lo zero ma le goccioline sopraffuse di nebbia presentano dimensioni superiori rispetto al solito, si forma la cosiddetta calabrosa, termine derivante dal dialetto bresciano con il significato di “grande brinata”. Differisce dalla galaverna in quanto, invece di presentarsi come aghi di ghiaccio, risulta essere invece una compatta crosta di ghiaccio granuloso di colore bianco o semitrasparente se sottile. L’aspetto granulare spugnoso della calabrosa deriva dalle bolle d’aria che contiene. In presenza di vento forte può assumere spessore notevole rivelandosi estremamente dannosa per i rami degli alberi e i cavi arrivando addirittura a spezzarli per il grande peso accumulato.
(dal sito web del Club Aquile Rampanti)

In mezzo alla calabrosa si nota Indy, con espressione visibilmente soddisfatta (sette ore con le ciaspole ai piedi, sempre all’addiaccio e nevicata ininterrotta).

(fotografie per gentile inconsapevole concessione di Indy)

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