Rileggere

E sarebbe allora il rileggere un leggere: ma un leggere inconsapevolmente carico di tutto ciò che tra una lettura e l’altra è passato su quel libro e attraverso quel libro, nella storia umana e dentro di noi. Ed è perciò che la gioia del rileggere è più intensa e luminosa di quella del leggere.
(L. Sciascia, Del rileggere, in Opere 1971-1983)

Ne ho già parlato qui e a distanza di quasi tre anni ne sono ancora più convinto.
Rileggere per me vuol dire leggere libri già letti ma anche nuovi libri degli stessi pochi autori che amo. Con sempre maggiore difficoltà affronto nuovi autori.
Di Salinger avevo letto Il giovane Holden, diversi anni or sono, con una certa soddisfazione; di recente ho preso in biblioteca I nove racconti e dopo i primi due ho deciso di smettere, mi sono parsi davvero modesti. E per rifarmi la bocca ho riletto i racconti di  L’amore degli adulti di Claudio Piersanti (di lui non si trova una decente scheda bio-bibliografica, nel web: la farò su Wikipedia). Poi sabato in libreria ho preso Una pace perfetta, l’ultimo libro pubblicato in Italia di Amos Oz (scritto nel 1982) e ho iniziato a leggerlo. Piersanti e Oz sono per l’appunto due dei miei autori preferiti.

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