I giovani d’oggi, la scuola e i genitori (e la macchina fotografica)

Il 23 luglio scorso su La Stampa c’era un editoriale di Luca Ricolfi (sociologo e docente universitario) dal titolo "La scuola ha smesso di insegnare", più coerente con la conclusione che con le argomentazioni.

La realtà è che la maggior parte dei giovani che escono dalla scuola e dall’università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano.
Il punto di partenza è perentorio e per quel che ne so accettabile, seppure piuttosto vago (la maggior parte: 55% o 90%): ma forse non ci sono dati precisi e la cosa non è facilmente misurabile. E così continua.
Non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto. Hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. Hanno perso la capacità di concentrarsi, di soffrire su un problema difficile. Fanno continuamente errori logici e semantici, perché credono che i concetti siano vaghi e intercambiabili (…) ( i corsivi sono miei).
Certo, in mezzo a questa Caporetto cognitiva ci sono anche delle capacità nuove: un ragazzo di oggi, forse proprio perché non è capace di concentrazione, riesce a fare (quasi) contemporaneamente cinque o sei cose.
Secondo Ricolfi è
un tragico handicap, di cui però non sono certo responsabili i giovani.
Di chi allora la responsabilità ? Dei genitori che hanno allevato una generazione di ragazzi cui, nei limiti delle possibilità economiche di ogni famiglia, nulla è stato negato, pochissimo è stato richiesto, nessuna vera frustrazione è mai stata inflitta. 
Ecco il punto e mi pare innegabile. Dunque la scuola si trova davanti molti ragazzi abituati ad essere sempre assecondati e aiutati a non affrontare nessuna sia pur minima difficoltà.

Ma è la conclusione dell’articolo che non mi convince per niente.

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Forse, a questo punto, più che dividerci sull’opportunità o meno di bocciare alla maturità, quel che dovremmo chiederci è se non sia il caso di ricominciare – dalla prima elementare! – a insegnare qualcosa che a poco a poco, diciamo in una ventina d’anni, risollevi i nostri figli dal baratro cognitivo in cui li abbiamo precipitati.

E’  vero che la scuola ha smesso di insegnare, o meglio (dico io) si è progressivamente adattata al livello dei giovani, mediamente sempre più basso in termini di capacità di concentrarsi, faticare sui libri, affrontare le difficoltà. Ma non è sufficiente, anche se necessario, che la scuola ricominci ad insegnare, o meglio (dico io) a pretendere di più, da tutti.
L’altro corno del problema è la famiglia: la scuola non ce la può fare, se non si fa niente per contrastare i comportamenti sbagliati dei genitori, aiutandoli a recuperare il normale ruolo di adulti nei confronti dei figli: la capacità di dire No quando è necessario, la consapevolezza che fin da piccoli i bambini hanno bisogno di imparare a cavarsela da soli e di abituarsi alle difficoltà e anche alle sconfitte, che non si può avere tutto subito e gratis …

Come fare ? la risposta ovviamente è complessa, probabilmente il livello a cui è necessario agire è quello del tipo di società che vogliamo, che produzione per quali consumi, che tipo di rapporto fra le persone e così via.
Come fa un genitore a non concedere tutto e subito al figlio se concede tutto e subito a se stesso ? Avevo una macchina fotografica, l’ho tenuta per vent’anni: poi nel 2002 ho comprato la prima digitale e dopo altre tre.

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