Viva il semolino !

Ai giorni d’oggi chi mangia il semolino in brodo, considerato cibo per bambini, anziani e malati ?

Erano molti anni che non lo mangiavo, eppure faccio il brodo con una certa frequenza, anche perchè adoro il lesso.

Ho voluto festeggiare anche così il traguardo del sessantesimo anno, l’ingresso nel novero dei diversamenti giovani.

Dunque la semola è il prodotto della macinazione del grano duro (1). L’utilizzo assolutamente prevalente è la produzione di pasta essiccata, ma esistono molte ricette di cucina a base di semolino.

L’Artusi riporta numerose ricette il cui ingrediente principale è il semolino.

Fra le Minestre in brodo i taglierini di semolino (n.13), la minestra di nocciuole di semolino (n.23), i passatelli di semolino (n. 48); fra le Minestre asciutte e di magro il semolino di magro (n. 60); fra i Fritti il     f  ritto   di semolino (n. 170), le pallottole di semolino (n. 171), le frittelle di semolino (n. 180) e le bombe di semolino (n. 185). Fra i Tramessi (2) gli gnocchi di semolino (n. 230) che l’Artusi distingue dagli Gnocchi alla romana (n.231),senza semolino. Nella Pasticceria troviamo i pasticcini di semolino (n. 629), la torta di semolino (n. 643), il budino di semolino (n. 657) e il budino di semolino e conserve (n. 658).

Fra tutte, a quanto so, l’ unica ancora attuale è gli gnocchi di semolino, che mi riprometto di fare presto.

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(1) E’ denominata semola il prodotto granulare a spigolo vivo ottenuto dalla macinazione e conseguente abburattamento del grano duro, liberato dalle sostanze estranee e dalle impurità.

L’Italia è il più grande produttore europeo di frumento duro, in particolare le sue regioni meridionali e insulari dove è stata tradizionalmente concentrata la produzione di questo cereale. I contributi comunitari per ettaro, assai superiori di quelli del frumento tenero, hanno stimolato l’espansione della coltivazione del frumento duro dalle regioni dove prima era esclusivamente limitata (Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata, Lazio e Bassa Toscana) ad altre regioni dell’Italia centrale e finanche settentrionale, in sostituzione del frumento tenero.

(2) Sono gli entremets dei Francesi, piatti di minor conto che si servono fra una portata e l’altra (Piero Camporesi)

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