Il Miche

Il luogo è notevole: una terrazza sui tetti di Firenze fra Palazzo Vecchio e la chiesa di Santa Croce. Qualcuno non lo vedevo da quarant’anni e oltre: sono alcuni dei miei ex compagni di scuola del Miche. Pochi della mia classe, i più della classe superiore, con i quali eravamo affiatati.

E’ strano: quarant’anni sono metà della vita, con molti ci siamo lasciati adolescenti e ci ritroviamo anziani; eppure con alcuni (quelli che sentivi più vicini) non è difficile parlare, anche dirsi qualcosa della nostra vita nel periodo che ci siamo persi di vista. E poi qualche vago impegno a rivedersi.
Ottimo il cibo, discreto il vino: alla fine viene fuori il ratafià, di cui avevo sentito parlare ma che mai avevo assaggiato (nel nostro caso la versione abbruzzese, buono).

P.S.
C’era qualcosa che mi disturbava: poi ho capito. Dopo il liceo, anche all’università, ho perso i contatti con i miei compagni; eppure con alcuni c’era davvero amicizia. Ma io mi sono perso, nelle nebbie della politica che allora mi parevano il sol dell’avvenire: altre persone, altri amici. Ma con quelli del liceo c’erano anni di vita insieme, lo studio, le feste, i progetti, crescere vicini e talvolta insieme. Ora mi brucia vedere quelli che hanno conservato negli anni l’amicizia o almeno la frequentazione.

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