Il Quartiere di Pratolini (e mio)

Ho appena finito di rileggere Il Quartiere. Più lo leggo Pratolini e più mi piace; eppure non mi sembra uno scrittore per vecchi, anzi. Talvolta allento un po’ l’attenzione alla narrazione e ascolto la musica folk della sua scrittura.

Noi eravamo contenti del nostro Quartiere. Posto al limite del centro della città, il Quartiere si estendeva fino alle prime case della periferia, là dove cominciava la via Aretina, coi suoi orti e la sua strada ferrata, le prime case borghesi, e i villini.

In quella che allora era periferia io sono nato, pochi anni dopo che Pratolini scrisse Il Quartiere (1943). La mia strada, via Fra’ Paolo Sarpi, è una traversa di quel primo tratto della via Aretina che poi prese il nome di via Gioberti. I miei nonni abitavano e lavoravano in quella stessa zona, io vi ho vissuto per oltre vent’anni, poi sono andato a stare in una vera periferia, a Ponte a Greve.

Via Pietrapiana era la strada che tagliava diritto il Quartiere, come sezionandolo fra Santa Croce e l’Arno sulla destra, i Giardini e l’Annunziata sulla sinistra. Ma su questo versante era già un luogo signorile, isolato nel silenzio, gravitante verso San Marco e l’Università, disertato dalla gente popolana che lasciava i figli scavallare sulle proprie strade dai nomi d’angeli, di santi e di mestieri, nomi antichi di famiglie ’grasse’ del Trecento.

Dopo le elementari alla scuola Giotto (di fronte alla nostra casa) ho frequentato le scuole medie inferiori e  superiori in quel versante signorile del Quartiere, fra i Giardini (piazza d’Azeglio) e piazza SS. Annunziata. Ogni mattina, per otto anni, ho percorso a piedi il tragitto fino all’incrocio di via della Colonna con  Borgo Pinti, passando attraverso quei Giardini. Mai mi venne in mente di prendere l’autobus, a quei tempi camminare era normale.

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3 risposte a Il Quartiere di Pratolini (e mio)

  1. koredititti ha detto:

    Pratolini non è uno scrittore per vecchi.. è uno scrittore per intenditori, per gente vera, fatta di ciccia, di passioni e di quotidianità.
    Piace molto anche a me.
    Noi non siamo vecchi, siamo grandi. E coetanei. 😉

  2. Stefano ha detto:

    Concordo con Koredititti.
    Stefano

  3. giannitos ha detto:

    Anch’io penso che non sia per vecchi. Titti aggiunge che io e lei non siamo vecchi; io mi dichiaro un po’ scherzosamente vecchio (in quanto ultrasessantenne) anche perchè non mi piacciono gli eufemismi come anziano (o diversamente abile, operatore ecologico lo spazzino …). Ora sto leggendo “Un eroe del nostro tempo”, a proposito di giovani.

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