I Sassi

Dopo la visita alla casa grotta allestita ad uso dei turisti, la Marta vorrebbe comprare un Sasso (lei intende una casa dei Sassi), perchè le persone ci vivevano con gli animali e lei ama gli animali. Ma naturalmente non ha idea di cosa significa di vivere in quelle condizioni.

 

 

 

 

 

 

 

La guida, un giovane laureato in Storia, ci spiega che negli anni ’50 gli abitanti dei Sassi furono sgomberati sulla base della legge 17 maggio 1952 n. 619. L’art. 7 della legge:

 Il sindaco di Matera, d’intesa col Genio civile, procede gradualmente alla dichiarazione dell’inabitabilità degli ambienti riconosciuti insalubri e ne ordina lo sgombero, da effettuarsi in un termine all’uopo prefisso.
     Nello stesso modo sono sgombrati gli immobili i cui occupanti si trovino ad essere isolati in zone rimaste parzialmente disabitate, quando sia riconosciuto nello stato di queste ultime un serio pericolo per l’igiene e l’incolumità pubblica, nonché gli immobili la cui occupazione e conseguente espropriazione per pubblica utilità sia determinata dall’attuazione del progetto di sistemazione dei rioni “Sassi” previsto negli articoli seguenti.
     Ogni capo famiglia a cui siano stati notificati i provvedimenti di sgombero ha titolo all’assegnazione di un alloggio nelle case popolari costruite in applicazione della presente legge, purché sia in possesso dei requisiti prescritti dalle vigenti norme sulla edilizia popolare.

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1945 era uscito Cristo si è fermato a Eboli in cui Carlo Levi denuncia le condizioni di vita della gente dei Sassi.

“…Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi, Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie… Di bambini ce n’era un’infinità… nudi o coperti di stracci… Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa… E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero… coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste… Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi… sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste…”

Ma la guida non ci dice niente o quasi della storia dei Sassi, del lento processo che aveva portato a quelle condizioni di degrado. Pietro Laureano, che ha scritto Giardini di pietra, i Sassi di Matera e la civiltà mediterranea, ne parla qui e ora comincio a capire.

Secondo Laureano per comprendere la genesi e la natura dei Sassi si deve risalire alle sue radici preistoriche.
Si abitarono e scavarono le grotte per motivi climatici e difensivi, ma anche per utilizzare al meglio le potenzialità dei luoghi, captare l’acqua e risparmiare i suoli. In tutto il bacino mediterraneo meridionale, nelle sue isole e penisole, le condizioni climatiche ad andamento alterno e catastrofico, con precipitazioni concentrate in pochi mesi dell’anno e stagioni aride, impongono una gestione accurata delle risorsa acqua non presente allo stato libero, lacustre o fluviale, e accorgimenti per controllarne la variabilità nel tempo e gli effetti dirompenti sui pendii.(…) Con il neolitico, a partire dal VII millennio, appaiono le prime forme di insediamento stabile con le tecniche di scavo dell’altopiano calcareo e di raccolta delle acque che hanno nei Sassi continuità fino all’epoca contemporanea.(…) E’ infatti l’acqua dei cieli, la pioggia e la brina, raccolta nei drenaggi e nelle caverne, la risorsa dei labirintici complessi trogloditi dei Sassi e delle altre città di pietra delle Gravine.(…) Con il neolitico, a partire dal VII millennio, appaiono le prime forme di insediamento stabile con le tecniche di scavo dell’altopiano calcareo e di raccolta delle acque che hanno nei Sassi continuità fino all’epoca contemporanea.
(…) anche a Matera, da un insieme di villaggi sparsi sui cigli degli altipiani e nei luoghi elevati (…) si passa a un modello basato sull’intensificazione di situazioni più idonee. Il sito degli attuali Sassi di Matera conosce uno sviluppo privilegiato perché qui il banco di calcarenite tenera facilmente scavabile è più spesso. Le tracce di occupazione dell’Età del Bronzo e del Ferro (…) mostrano che il processo di urbanizzazione non si è svolto a macchia d’olio a partire da un unico centro, ma è avvenuto come densificazione urbana di una trama preesistente a carattere multinodale.

In epoca storica continua e si sviluppa la presenza umana in quelli che saranno i Sassi.
I Lucani erano stati alleati di Pirro e successivamente di Annibale e la repressione latina nei loro confronti è durissima. La Lucania viene devastata e saccheggiata. Le popolazioni trovano la possibilità di resistenza all’annientamento economico e demografico nelle rudi caratteristiche del paese. Offrono nascondiglio e difesa le rupi impervie e i valloni segreti dove l’uso parsimonioso delle risorse rare e i sapienti modi di abitare permettono alle genti di vivere protetti da un ambiente di cui soli conoscono le dure leggi. Le travagliate vicende storiche successive, vedono l’avvicendarsi di Bizantini, Longobardi, Normanni, Arabi, Slavi e Aragonesi. Rinnovate e vivificate dai nuovi apporti, le antiche tradizioni si conservano costituendo la matrice costante su cui si svolge il processo evolutivo. Dopo il collasso dell’Impero romano le popolazioni ricominciano lentamente a crescere ramificandosi di generazione in generazione. Nello stesso tempo si estende l’abitato umano aggiungendo ad una cellula un’altra e poi un’altra ancora in una dinamica di trasformazione delle tipologie sapientemente descritta dallo storico lucano del XIX sec G. Racioppi (Racioppi 1889). Sviluppando le originarie tecniche preistoriche si realizza nei Sassi di Matera un sistema di habitat adattato che utilizza in modo combinato i diversi principi di produzione dell’acqua: la captazione, la percolazione e la condensazione.
(…) La situazione attuale dei Sassi di Matera è il risultato dell’evoluzione e saturazione urbana della struttura arcaica agro pastorale. Con gli stessi blocchi di calcaree scavati dall’interno delle grotte si costruiscono strutture di tufo dalla volta a botte, i lamioni, che costituiscono una proiezione all’esterno degli ambienti ipogei. Di un complesso di grotte sono quelle laterali ad essere prolungate in avanti con i lamioni così si tende a chiudere a ferro di cavallo la radura terrazzata e si realizza uno spazio centrale protetto. Quello che era l’orto irrigato e l’aia pastorale si trasforma nel luogo di riunione della famiglia allargata e di scambio comunitario e sociale: l’origine del 
vicinato celebrato negli studi di antropologia (Tentori 1956). Nella corte è scavata la grande cisterna comune che raccoglie ora le acque dai tetti. Questi per rispondere a tale scopo non hanno mai le falde che sporgono esternamente alle abitazioni. Il tetto è compreso nelle murature che permettono di non sprecare una sola goccia di pioggia e di convogliarla tramite discendenti di terra cotta nella cisterna. Il gradone sovrastante si trasforma in giardino pensile. Le linee di scorrimento laterali delle acque divengono le scale e i collegamenti verticali del complesso urbano. La trama dei percorsi e delle stradine si forma seguendo il sistema di canali e questo ne spiega l’aspetto intricato, apparentemente inspiegabile, ma frutto della originaria matrice idrica (Laureano 1993). Il monachesimo medievale fornisce nuova linfa a questo arcaico tessuto. Gli eremi, le parrocchie, i casali agricoli collocati nei punti di controllo delle opere idrauliche sono i poli del processo di crescita urbana. Intorno ai due drenaggi principali dei “grabiglioni” che forniscono terreno coltivabile e humus attraverso la raccolta dei liquami, si formano i due comparti urbani chiamati Sasso Caveoso e Sasso Barisano.

Il sistema armonioso e geniale rimane pressoché intatto per tutti i secoli successivi. I Sassi continuano a svilupparsi lungo i pendi sui gradoni terrazzati e si estendono nel piano con corti a pozzo centrale e gallerie ipogee radiali. Nel Quattrocento e nel Cinquecento un nuovo sistema di porte e di fortificazioni munisce la Civita e la città che si abbellisce di chiese, complessi monumentali e residenziali. Ma nei secoli successivi la lenta agonia della economia agro pastorale meridionale determina la fine della centralità economica dei luoghi ipogei fondamentali per le lavorazioni casearie e laniere. Nel corso del Settecento e dell’Ottocento le sedi del potere economico e religioso abbandonano i pendii rupestri del canyon della Gravina per edificare conventi e edifici amministrativi sul piano lungo il margine del vallone distruggendo o occultando le fortificazioni cinquecentesche e occupando la parte della città dove avevano sede le attività commerciali e i sistemi di stoccaggio dei grani e delle acque. Così progressivamente i foggiali (fosse per il grano), le cisterne, i vicinati a corte ipogea ed i giardini del piano vengono seppelliti dai riempimenti e sotterrati dalle strade e dai palazzi della nuova fisionomia urbana. Tale dinamica è perfettamente leggibile negli ipogei sottostanti l’attuale Piazza Vittorio Veneto. Lo stravolgimento completo della trama antica avviene nel 1936 con i progetti di realizzazione viaria del governo fascista. I due torrentelli dei grabiglioni che drenano i grandi alvei nei quali sono organizzati i Sassi, il Barisano ed il Caveoso, sono interrati e lastricati.

Il conflitto mondiale e le difficili condizioni del dopoguerra, con l’esodo dall’entroterra e le campagne, accentuano la densificazione e la promiscuità abitativa dei Sassi che, con circa 17.000 abitanti, costituivano ancora la quasi totalità della città di Matera. I vicinati, le case a corte, gli stessi palazzi di prestigio si frantumano in più unità dove ogni famiglia è ridotta a vivere in quella che era solo una cellula di un sistema polifunzionale e integrato. Divengono abitazioni le grotte deposito, le cavità per gli animali, gli orti e le stesse cisterne. La trasformazione in ambienti domestici di quest’ultime elimina il simbolo stesso della genialità storica dei Sassi. Con il tempo si perde anche la memoria della loro forma e funzione e diviene illeggibile il sistema di gestione delle risorse su cui è fondata la trama urbana. Queste condizioni spiegano la definizione dei Sassi come “vergogna nazionale” che portò al loro svuotamento per motivi igienici e sanitari. Niente giustifica tuttavia l’estensione dell’operazione a tutto il tessuto di circa 3000 abitazioni di cui solo una metà era stata censita come malsana (Mazzarone 1956, Inu UNRRA Casas 1973). Lo svuotamento operato con la legge del 1952 non tenne conto delle stesse indicazioni degli esperti (Tentori 2001) e riguardò non solo le case grotta, ma anche edifici in buone condizioni, palazzi monumentali e complessi riadattabili con la semplice introduzione di servizi efficienti. E’ la necessità di creare una nuova economia basata sulla edilizia a motivare un intervento così massiccio. I finanziamenti pubblici per riallocare gli abitanti dei Sassi permettono la costruzione dei celebri quartieri modello decentrati verso la campagna (Restucci 1991)

Laureano sostiene che oltre agli interessi economici fu il clima culturale (il trionfo del paradigma della vergogna ) a determinare lo svuotamento dei Sassi; il trasferimento dei suoi abitanti si inquadra nelle dinamiche di espulsione dall’agricoltura e di emigrazione meridionale finalizzate all’industrializzazione e all’affermazione del modello consumistico.
Per molti anni i Sassi rimangono vuoti e privi di qualsiasi intervento di recupero.
Nel 1986 è varata la legge di “Conservazione e recupero” dei Sassi di Matera che affida al Comune il ruolo e le risorse per affrontare il risanamento dando la possibilità a operatori pubblici e privati di ottenere ambiti nei Sassi e un contributo agli oneri di restauro. I primi interventi operativi sono realizzati dai Lavori Pubblici tramite i fondi FIO. Si tratta di opere di consolidamento operate con tecniche largamente invasive.
(…) Si ritiene che la promozione del ritorno degli abitanti sia possibile solo cancellando dai Sassi il marchio dell’arretratezza e introducendo le modernizzazioni, i rinnovi e le omologazioni che soli possano renderli città. In mancanza di una definizione dei valori specifici dei Sassi queste azioni cancellano proprio quegli elementi fragili, ma significativi dell’impegno dell’uomo nell’edificazione dell’ecosistema, distruggendo quegli aspetti di diversità che rendono i Sassi unici e quindi attrattivi rispetto alla città moderna.

Il capovolgimento della immagine dei Sassi rispetto alla visione di miseria e di vergogna si realizza con l’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO effettuata nel dicembre 1993.(…)
Le motivazioni dell’iscrizione Unesco riconoscono nei Sassi un sistema urbano geniale prodottosi nel corso dei millenni grazie alla capacità di utilizzare in modo armonioso le rare risorse locali: l’acqua, la pietra, la luce. I Sassi sono la testimonianza della vicenda lunghissima dell’abitare umano dai primi fossati neolitici, allo scavo delle caverne, alla loro trasformazione in architetture. Il tutto costituisce un sistema globale in cui ogni più piccolo elemento è funzionale e portatore di complessi significati. Dalle patine dei licheni, alle tracce di scavo lasciate nelle grotte, ai segni dei maestri cavatori sui conci di pietra fino alla conformazione delle cavità ipogee, alle articolazioni e frammentazioni degli spazi urbani con le aperture o chiusure sul paesaggio, ogni elemento è funzionale alla pratica architettonica e al controllo del microclima e delle risorse.(…)

Progressivamente migliora la qualità del recupero grazie al dibattito continuo, al confronto delle esperienze e alla attivazione di imprese che usano le tecniche tradizionali. Matera diventa un laboratorio urbano citato come caso di successo a livello internazionale (Laureano 1999). Grazie a questa nuova immagine i Sassi, dove fino alla metà degli anni ’90, non solo le grotte, ma anche palazzi importanti si cedevano a prezzi irrisori, sono oggi richiestissimi, sempre più abitati e in continuo aumento di valore. Oltre 3.000 persone sono tornate a vivervi e sono in corso di restauro abitazioni per una capienza complessiva di circa 7.000 abitanti.

Lo scritto di cui sopra risale al 2007 (alla fine una ricchissima bibliografia). Pietro Laureano ha promosso il recupero dei Sassi ed è autore dei rapporti che hanno portato alla loro iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

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