Pregare per la pace ?

Al termine del precedente post mi chiedevo: non ci resta che pregare ?
Due dei miei tre lettori si sono dimostrati scettici sul significato della preghiera. Anche io sono confuso e incerto. Allora sono andato a cercare sul web le parole di Carlo Maria Martini, uno che ha sempre parlato a credenti e non credenti. A proposito della preghiera per qualcuno (di intercessione) ho trovato due documenti: la omelia del gennaio 1991nell’orizzonte infuocato di una guerra che sta assumendo proporzioni spaventose [la prima guerra del golfo]; e una Lectio a Gerusalemme del 2008. Ho estratto, un po’ arbitrariamente, alcuni brani che mi sembravano significativi, con due sottolineature. Chi volesse leggere i documenti per intero si renderà conto che ne vale la pena.

  • Coloro che possono fare qualcosa per gli altri nel senso fisico, materiale, sono chiamati a farlo. Tutti gli altri sono invitati a unire la loro preghiera in una grande intercessione.
  • La preghiera di intercessione appare come un non senso per le persone che guardano solo a questo mondo e che misurano ogni cosa col metro dell’efficienza materiale e del frutto visibile.
  • La preghiera di intercessione è una espressione della struttura dell’essere. In essa il primato non è quello della persona che è preoccupata della propria identità e benessere, ma quello della persona-in-relazione, che è ha a cuore il bene-essere degli altri. In questo modo nasce un sistema di relazioni attraverso il quale alcune persone possono portare i pesi degli altri e soffrire per essi.
  • Intercedere non vuol dire semplicemente “pregare per qualcuno”, come spesso pensiamo. Etimologicamente significa “fare un passo in mezzo”, fare un passo in modo da mettersi nel mezzo di una situazione. Intercessione vuol dire allora mettersi là dove il conflitto ha luogo, mettersi tra le due parti in conflitto.
  • Non si tratta quindi solo di articolare un bisogno davanti a Dio (Signore, dacci la pace!), stando al riparo. Si tratta di mettersi in mezzo. Non è neppure semplicemente assumere la funzione di arbitro o di mediatore, cercando di convincere uno dei due che lui ha torto e che deve cedere, oppure invitando tutti e due a farsi qualche concessione reciproca, a giungere a un compromesso. Cosi facendo, saremmo ancora nel campo della politica e delle sue poche risorse. Chi si comporta in questo modo rimane estraneo al conflitto, se ne può andare in qualunque momento, magari lamentando di non essere stato ascoltato.
  • Naturalmente un simile atteggiamento non calpesta affatto le esigenze della giustizia. Non posso mai mettere sullo stesso piano assassini e vittime, trasgressori della legge e difensori della stessa. Però, quando guardo le persone, nessuna mi è indifferente, per nessuno provo odio o azzardo un giudizio interiore, e neppure scelgo di stare dalla parte di chi soffre per maledire chi fa soffrire. Gesù non maledice chi lo crocifigge, ma muore anche per lui dicendo: “Padre, non sanno quello che fanno, perdona loro” (Le 23,34).
  • Noi ci accorgiamo che una vera intercessione è difficile; può essere fatta solo nello Spirito Santo e non sarà necessariamente compresa da tutti. Ma se un desiderio essa suscita è questo: di essere in questo momento nei luoghi del conflitto, nelle strade di Bagdad o di Riad o di Bassora, nelle strade di Tel Aviv, dove cittadini inermi sono minacciati e uccisi. Stare là in pura passività, senza alcuna azione politica o alcun clamore, fidando solo nella forza della intercessione. Stare là, come Maria ai piedi della croce, senza maledire nessuno e senza giudicare nessuno, senza gridare alla ingiustizia o inveire contro qualcuno.
  • Se la guerra sarà abbreviata, e noi lo chiediamo con tutto il cuore, uniti insieme con il Papa, se la forza dei negoziati soverchierà di nuovo – lo speriamo presto – la forza maligna degli strumenti di morte, ciò sarà certamente anche perché nei vicoli delle città dell’Oriente, nei meandri attorno alle moschee o sulla spianata del muro occidentale di Gerusalemme ci sono piccoli uomini e piccole donne, di nessuna importanza, che stanno là, così, in preghiera, senza temere altro che il giudizio di Dio; prostrati, come dice Neemia, davanti al Signore loro Dio, confessando i loro peccati e quelli di tutti i loro amici e nemici, finché non si avveri la profezia di Isaia: “In quel giorno ci sarà una strada dall’Egitto verso l’Assiria; l’Assiro andrà in Egitto e l’egiziano in Assiria; gli Egiziani serviranno il Signore insieme con gli Assiri. In quel giorno Israele sarà il terzo con l’Egitto e l’Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti: ‘Benedetto sia l’Egiziano, mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità’” (Is 19,21-25).

E’ difficile, lo so. A me sembra che Carlo Maria Martini indichi una direzione, una disposizione d’animo, un modo di rapportarsi agli altri (il prossimo). Insomma un operare per la pace non tattico o contingente.

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4 risposte a Pregare per la pace ?

  1. umberto ha detto:

    E’ vero,il cardinal Martini dice qualcosa d’importante anche se tante volte da movimenti vari con scopi più o meno nobili è stato in passato auspicato che le “maggioranze silenziose”, si fossero fatte sentire con la forza della loro presenza e dei loro numeri.Dice poi che “l’intercessione è difficile e può essere fatta solo nello Spirito Santo e non necessariamente capita da tutti”.Che vuol dire che tutti coloro poveri di mente e che non sono o non vogliono essere nella Sua luce sono esclusi da questa forma di preghiera? che cos’è, ancora una volta la chiesa esclude da tematiche così importanti tutti coloro che non sono “figli suoi” e orbi della luce divina?E’ un modo di essere, di un sentire, di uno stile di vita di èlite? Poi dovremmo farlo insieme al papa! E chi l’istituzione del papa non l’accetta? Si tratta ancora una volta di voler dimostrare che la chiesa ha il monopolio del sentire umano.Se intercessione significa “fare un passo in mezzo”,facciamolo, anche con il papa,ma non a capo di una chiesa che nei suoi venti secoli di esistenza ha barattato spudoratamente il sacro con un potere temporale fatto di egoismo e profitto come ho già detto un’altra volta. Provocazione: che tutti gli esseri umani di buona volontà facciano una preghiera d’intercessione laica lasciando da parte ogni forma di rito religioso il cui credere sia profondamente intimo e personale.

  2. pyperita ha detto:

    Più che le preghiere servirebbe, temo, che ci fossero meno interessi economici sul piatto.

  3. Pingback: “…una giornata di digiuno e di preghiera per la pace…” | CorpoAnima&Frattaglie

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