Trombetta di Albenga e Costoluto fiorentino

Parrebbe un duo di spettacolo e invece no, si tratta di ortaggi.

costoluto fiorentinoHo riscoperto il costoluto fiorentino, pomodoro d’un tempo che fu, nel senso che esiste da sempre e che l’ho comprato dopo molto tempo (nei nostri mercati si trova facilmente). Ci ho fatto la pomarola (aglio e basilico): uno sballo. C’è chi li mangia crudi, ma per me la loro morte è cotti per la salsa o la pappa al pomodoro.

Poi ho scoperto lo zucchino a trombetta di Albenga, gentilmente offerto da parenti liguri, che abitano in quel di Ferrania e la coltivano sulla montagna pistoiese, nell’orto di casa. Secondo le indicazioni della signora ligure ho fatto una crema incorporando olio con il frullatore e aggiungendo un po’ di limone; ho fatto anche una vellutata con cipolla e patata. Buono.

zucchino

Una delle mie lettrici avrà senz’altro qualcosa da dire a proposito.

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7 risposte a Trombetta di Albenga e Costoluto fiorentino

  1. MARILENA ha detto:

    Il costoluto fiorentino non l’ho mai seminato, ma ora che mi sono letta la scheda che hai linkato, il prossimo anno lo metto, visto che ho letto che regge bene fino ai primi freddi autunnali e quindi è un modo per continuare la produzione oltre il solito termine. Grazie per la segnalazione.
    Le zucchine a trombetta le conosco e non mi intrigano molto, ma mai dire mai (e comunque hanno un fogliame molto decorativo, magari le metto solo per bellezza).
    Vediamo un po’ cosa altro scoverai. Ciao.

    • giannitos ha detto:

      Marilena, il Costoluto sarà una bella sorpresa, credo.
      Dopo aver letto il tuo post pensavo di andare all’orto botanico di Firenze (Giardino dei Semplici) ma ho scoperto che è chiuso fino a data da stabilire, per lavori.

  2. umberto ha detto:

    Il costoluto me lo ricordo condito in un piatto sulla tavola a pranzo o a cena e non era un contorno. Poi “strusciato” su una fetta di pane molto rustico, a volte anche nero e non era una moda, sale e un pò d’olio quando c’era. Era la mia merenda da piccolo.Lo abbiamo riscoperto al mercato, la mia dolce(si fa per dire)signora c’ha fatto la salsa,é come guardare Pippo Baudo o ascoltare Mozart. U’altra musica.Le zucche incomincio ad apprezzarle ora forse condizionato dal mio babbo Giovanni il quale diceva che contenevano il 95% di acqua e il resto era umidità concentrata.

  3. umberto ha detto:

    Quale forma,di cacio pecorino o la forma che si fa sui sentieri di campagna per far correre l’acqua senza danno?Sono assetato di conoscienza.

    • giannitos ha detto:

      Scienza e conoscenza, la presenza o meno della vocale filiforme dipende dalla diversa etimologia:
      – dal latino “scio” (niente a che vedere con la neve) che significa “sapere”, da cui “scientia” e poi “scienza”, ma anche “scibile” etc.
      – conoscenza deriva invece dal latino “cognosco” con significato meno pregnante: “imparare, venire a sapere, conoscere per via della esperienza o dei sensi…”.
      Come vedi ho rispolverato per te il mio latinorum, con la preziosa assistenza del mio vecchio amato Calonghi.

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