Preparativi di viaggio

Dopo aver riletto Giobbe di Joseph Roth ora sto rileggendo Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz. E domenica ho visitato la sinagoga di Firenze.
Sì, mi preparo per un viaggio a Gerusalemme e dintorni, a fine giugno.

sinagoga1

La sinagoga con il suo aspetto esotico si staglia chiaramente nel panorama della città, eppure in tanti non mi ero mai risolto a visitarla. C’è voluta la proposta di una guida un po’ particolare: un vecchio ebreo poco osservante ma molto preparato sulla storia e sulle usanze del suo popolo; l’identità ebraica, chissà cosa è fra i giovani.
Non sapevo, anzi non mi ero mai chiesto dove fosse il ghetto di Firenze.

Il primo ghetto, o Ghetto Vecchio, era compreso tra le attuali piazza della Repubblica (allora il Mercato Vecchio), via Roma, via Tosinghi e via Brunelleschi. Aveva due uscite, chiuse da cancelli, una sulla piazza del Mercato e l’altra su via dei Succhiellinai (via Roma). Sulla porta principale era scolpito lo stemma mediceo con una scritta che recitava: ‘Cosimo dei Medici, Granduca di Toscana, e suo Figlio il Serenissimo Principe Francesco, animato verso tutti da grandissima pietà, vollero che gli ebrei fossero racchiusi in questo luogo, separati dai cristiani ma non espulsi, affinché potessero, per mezzo dell’esempio dei buoni, sottoporre le durissime cervici al leggerissimo giogo di Cristo, Anno 1571″.

Nel 1516 la Serenissima aveva istituito a Venezia il primo ghetto ebraico. Nel 1555 il pontefice Paolo IV istituì il ghetto romano con la bolla Cum nimis absurdum:

Oltre all’obbligo di risiedere all’interno del ghetto, gli ebrei, come prescritto dal paragrafo tre della bolla, dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre riconoscibili: un berretto gli uomini, un altro segno di facile riconoscimento le donne, entrambi di colore glauco (glauci coloris). Nel paragrafo nove, inoltre, veniva loro proibito di esercitare qualunque commercio ad eccezione di quello degli stracci e dei vestiti usati. Inoltre gli ebrei erano costretti ad assistere periodicamente a prediche che erano tenute nelle chiese adiacenti al ghetto e che miravano alla loro conversione.(…)
Inizialmente erano previste due porte che venivano chiuse al tramonto e riaperte all’alba. Il numero degli accessi, aumentando l’estensione e la popolazione del ghetto, fu successivamente ampliato a tre, a cinque e poi ad otto. Il 6 ottobre 1586, con il motu proprio Christiana pietas, papa Sisto V revocò alcune restrizioni e consentì un piccolo ampliamento del quartiere che raggiunse un’estensione di tre ettari.

La bolla “valida per sempre, che in ogni tempo futuro, tanto nell’Urbe che in ciascuna città sottomessa alla Chiesa Romana” aprì la strada alla costituzione di ghetti in Italia nei decenni successivi, nel XVII secolo e oltre.

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Una risposta a Preparativi di viaggio

  1. Io approfittai un anno fa delle giornate del Trekking urbano per accodarmi alla visita del ghetto ebraico di Bologna. Solo allora notai quei cartigli che segnalavano i confini del ghetto, i punti dove stavano i cancelli che venivano richiusi la sera. Ho sempre girato per il centro di Bologna ma non avevo mai alzato la testa per notarli e leggerli. E terminammo con la visita all’attuale sinagoga (non ero mai entrata in vita mia in una sinagoga). Sono tornata di recente, da sola, per riguardare quelle viuzze strette strette cercando di immaginare la vita che conducevano allora ed è una sensazione alquanto inquietante. Come al solito quello che noto è che quelle viuzze sono sempre frequentate da turisti stranieri (lo vedo dalle guide che hanno in mano o li sento parlare), mentre noi bolognesi -io in cima alla lista- nemmeno sappiamo della loro esistenza e storia.
    Io sto recuperando la mia città, almeno ci provo,….
    Ciao. Buona giornata. Marilena

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