La pappa al pomodoro

PaPQuando mi trovo un pezzo di pane casalingo avanzato e raffermo in genere faccio la pappa al pomodoro (PaP); d’estate anche la panzanella.

La PaP è un piatto semplice ma non banale; richiede un certo impegno e quella cura (amore) che in cucina è indispensabile, come nella vita.

In estate uso dei bei pomodori maturi (tipo il costoluto fiorentino); nelle altre stagioni preferisco una buona polpa di pomodoro. Metto nel tegame di coccio un po’ d’olio e faccio rosolare tre o quattro spicchi d’aglio; aggiungo i pomodori e faccio cuocere per 15/20 minuti aggiungendo alcuni ramaioli di brodo vegetale o acqua, sale e peperoncino. Spengo il fuoco e metto il pane raffermo, tagliato a fette sottili e spezzettato; aggiungo ancora brodo o acqua fino a coprire bene il pane e mescolo il tutto, lasciando riposare per una mezz’ora. Poi mescolo bene con una frusta, riaccendo il fuoco e faccio cuocere per 10/15 minuti mescolando di frequente in modo che non si attacchi sul fondo; se necessario aggiungo ancora liquido. Prima di spegnere metto del basilico spezzettato a mano. È buona calda o tiepida; anche a temperatura ambiente, mai di frigorifero. Un filo d’olio completa l’opera. Il periodo di riposo e la ribollitura sono essenziali per la trasformazione in pappa: uno stato che non è solido e neppure liquido, leggermente colloso, in una parola papposo. Ed è la consistenza, oltre al gusto e al profumo, che rende questo cibo quasi un unicum.

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