L’ospite 

Cercavo qualcos’altro di Roth e ho trovato questo Tarabas – Un ospite su questa terra, di cui non avevo sentito parlare. Il titolo è la traduzione esatta di quello originale in tedesco (con ragione perché è molto significativo).

Il romanzo mi ricorda un po’ lo splendido Giobbe, per due motivi: in entrambi c’è una predizione che segna la vita del protagonista; il protagonista di Giobbe è un ebreo orientale e in Tarabas gli ebrei orientali hanno un ruolo fondamentale.

Nell’agosto dell’anno millenovecentoquattordici viveva a New York un giovane di nome Nikolaus Tarabas. Era cittadino russo. Veniva da una di quelle nazioni che in quel tempo erano ancora sotto il dominio del grande Zar e a cui oggi si dà il nome di “popoli della frontiera occidentale”.

In una fiera ambulante Tarabas si fa leggere la mano da una zingara che indovina la sua lingua materna e in quella gli parla: “Lei è molto infelice, signore ! Io leggo nella sua mano che lei è un assassino e un santo ! Un destino più infelice non c’è a questo mondo. Lei peccherà ed espierà – il tutto ancora sulla terra”

Allo scoppio della guerra fra Austria e Russia Tarabas decide di tornare a casa, da cui il padre lo aveva cacciato, per poi presentarsi al suo reggimento.

Si meravigliava che casa, podere, paese, padre e madre gli fossero stati più vicini nella lontana pietrosa New York che lì …

Tarabas si sente estraneo a tutto e a tutti, è un ospite su questa terra più che un suo abitante.

La guerra divenne la sua grande, sanguinosa patria. Egli passò da una parte all’altra del fronte. Arrivava in regioni pacifiche, metteva in fiamme villaggi, lasciava dietro di sé le rovine di piccole e meno piccole città, donne in lacrime, bambini orfani, uomini bastonati, impiccati e ammazzati. (…)
Era l’unico nel reggimento che non riceveva posta e non ne aspettava.

Poi la rivoluzione bolscevica e la fine della guerra. Tarabas torna nella sua Ucraina, divenuta autonoma dall’ex-impero e continua a fare il soldato, senza guerra; diventa colonnello. Nella piccola cittadina di Koropta tiranneggia a capo di un improvvisato reggimento finchè non si trova coinvolto in un pogrom contro gli ebrei del luogo. Lui stesso usa insensata violenza a un vecchio ebreo: e qui inizia la sua crisi interiore.

“Ha avuto ragione – io sono un assassino”.
Gli parve in quel momento come se si fosse caricato sul dorso un fardello infinitamente pesante, ma insieme come se fosse stato liberato da un altro indicibilmente più gravoso.

Tarabas inizia un’altra vita, quella espiazione che la zingara gli aveva predetto.

Molti vagabondi camminano per le strade delle terre orientali. Possono vivere della misericordia degli uomini. (…)
Dove vai, che cosa cerchi ? Perché ti sei messo in viaggio ? (…) Sei forse migliore ? Sei forse diverso ?
Fra coloro che incontravano qua e là l’ex colonnello Nikolaus Tarabas ce n’erano di quelli che facevano domande simili. Lui non rispondeva.

Morirà di stenti, dopo aver chiesto e ottenuto il perdono del vecchio ebreo.

Il frate Eustachius ordinò una lapide per il morto, una bella lapide di marmo nero. (…) Se fosse stato possibile, avrebbe fatto incidere: “Un folle che meritò il cielo”. Ma questa iscrizione non era quella giusta. (…)
“Era ospite suo !” osservò il notaio.
“E’ stato per lungo tempo mio ospite” disse l’ebreo Kristianpoller “Era tuttavia un ospite singolare nella locanda di Kristianpoller !”
“Era anche” disse il notaio ” un ospite singolare sulla terra”. Il frate Eustachius tese l’orecchio. Decise di porre sulla lapide di Tarabas l’iscrizione:

COLONNELLO
NIKOLAUS TARABAS
UN OSPITE SU QUESTA TERRA

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