Dialogo di un ciclista illuminato e un ciclope.

Ciclope: “Per qual motivo te ne vai in giro con tutte quelle strane diavolerie che producono luce ovvero la riflettono ?

Ciclista: “Per essere ben visibile nell’oscurità della sera”

Ciclope: “E perché mai ambisci a cotanta visibilità ?”

Ciclista: “Desidero che i veicoli spinti dal motore, vedendomi, non mi debbano urtare”

Ciclope: “E non è bastante la luce della luna e delle stelle a che non avvenga ciò che paventi ? ”

Ciclista : “Quand’anche fosse bastante non sempre la luna e le stelle rallegrano il cielo notturno.”

Ciclope: “Diceva un uomo senza macchia e senza paura, profeta di libertà, che sono una setta pericolosa coloro che parimenti sostengono e diffondono che il ciclista debba essere illuminato.”

Ciclista: “Io cotesto non lo penso. Anzi mi pare assai avveduto il ciclista illuminato.”

Ciclope: “Il profeta che ho testè nomato considera tali ciclisti, che tu lodi, dei malnati integralisti del velocipede.”

Ciclista: “E perché mai, di grazia, dovrebbero esserlo ? Ti prego di illuminarmi.”

Ciclope: “Non ti sembrano già in eccesso le luci di cui meni vanto, che vorresti vieppiù possederne ?”

Ciclista: “Amico mio, tu fraintendi il mio dire. Non di luci domando bensì di idee chiare e distinte, come diceva il filosofo.”

Ciclope: “Filosofi, un’altra malvagia genia.”

Ciclista: “Non vogliamo invero discettare di cose alte. Restiamo con i piedi sulla terra, sulla quale peraltro ho timore di poggiare con tutto il misero corpo, se non usassi quelle luci che tu disdegni. Orsù spiegami il tuo pensiero, ancorché discenda dall’uomo intemerato cui t’ispiri.”

Ciclope: “Il velocipede, di cui tu stesso ti servi con soddisfazione, è strumento di libertà. Orbene, se tu e quelli della tua setta menate vanto dall’uso di luci, elmi plastici e consimili diabolici marchingegni, solo per proteggere il vostro misero involucro, colpevolmente rinunciate a tale libertà.”

Ciclista: “La libertà è cosa assai diversa da quella che tu dici. Il velocipede regala all’uomo (e sia pure alla donna) la gioia del vento sul viso, negli abiti, fra i capelli; lo porta in luoghi che gli altri veicoli non possono neppure immaginare; gli dona l’emozione dell’equilibrio mobile e precario. Questa è la libertà che noi illuminati cerchiamo. E le luci dei nostri velocipedi sono il segno di altri non visibili lumi”

Ciclope: “Tu cerchi di confondermi con le tue parole. Io resto fedele alla mia libertà, che non sarà oscurata dalle vostre luci.”

(Pubblicato in origine sul gruppo Facebook  FIAB-FirenzeInBici, dopo un vivace scambio di pareri sul tema)

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