Enka man

  
Il campeggio era grande, ben organizzato, pulito; occupava un bel pezzo di pineta, alberi alti fra la strada e il mare. Alle spalle la campagna della Maremma toscana, con il suo grano già raccolto, i girasoli, gli alberi da frutta. Era luglio inoltrato, una estate caldissima.La prima cosa che si notava in mezzo ai grossi camper e alle roulotte, vecchie e nuove, era la roulottina; anche se nuova, aveva un’aria di altri tempi, quando si potevano trainare con auto di piccola e media cilindrata. Nella parte posteriore un portabiciclette, ma di biciclette non ce n’erano; uno stendino con dei panni ad asciugare, un treppiede con una tanica d’acqua, un barbecue a gas. Per riparare dal sole un tendalino applicato alla roulotte e davanti un piccolo gazebo. Nella zona d’ombra un tavolino, poche sedie e una poltroncina da campeggio. Uno spazio diverso dagli altri, spartano e ordinato. 

L’uomo leggeva il giornale in poltrona o al tavolino, ogni mattina verso le nove; dunque si alzava a presto e andava a piedi alla edicola del campeggio; chissà se faceva colazione al bar, magari solo un caffè. Talvolta lo si incontrava al market, con poche cose in mano, nemmeno il cestino. Per certo l’uomo non andava alla spiaggia; per lo più stava al tavolino e scriveva. Poteva avere settantacinque anni, asciutto, un’aria piuttosto signorile e allo stesso tempo un po’ dimessa. Non scambiava una parola con nessuno. Niente pc, tablet o smartphone: solo fogli, penne, lapis e una boccettina di correttore. Insomma un uomo d’altri tempi.

Era forse un professore che preparava materiale per le lezioni o per una pubblicazione ? Uno scrittore ? Non aveva l’aria di uno che scrive per diletto. L’uomo poteva ispirare sentimenti diversi: una certa compassione per la sua solitudine; ammirazione per la capacità di concentrarsi (ma forse lo aiutava il fragoroso frinire delle cicale). Poteva anche suscitare invidia quella sua serenità, i movimenti lenti e composti, l’immagine di intima soddisfazione che ne derivava. Ma era così ? Avrei potuto fermarmi e scambiare qualche parola, anche per soddisfare un’umana curiosità. Ma forse è stato meglio così. La realtà può essere di molto al di sotto della immaginazione.  

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Questa voce è stata pubblicata in la fantasia e non solo, la memoria, non è mai troppo tardi, varie ed eventuali. Contrassegna il permalink.

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