Al Musee d’Orsay

Il caldo afoso di ieri dall’alba si è trasformato in una accettabile calura estiva ed anche la lunga fila per entrare al Musee è quasi piacevole; anche perché la gente è tranquilla e rilassata, la babele delle lingue affascinante e il mio spirito soddisfatto. Qui mi sento a casa, a Londra per niente. 

  

La antica Gare d’Orsay è un edificio stupendo, stupendamente trasformato in museo da Gae Aulenti. È famoso soprattutto per le opere degli impressionisti ma a me interessava molto la sezione dedicata alla Art Noveau, composta principalmente di mobili e oggetti di arredamento.

  
 E non sono rimasto deluso, se non per la mancanza di opere del grande Galileo Chini, presente però nella esposizione temporanea dedicata alle arti decorative in Italia dal 1900 al 1949, con le sue splendide ceramiche.

  
  

Nel museo ci sono migliaia di persone eppure c’è solo un robusto brusio, che mi ricorda un po’ il canto delle cicale. E poi ci sono molti posti per sedersi, come dovrebbe essere in ogni grande museo che si rispetti; sì perché la visita ha bisogno di un po’ di riposo ogni tanto.

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