I profughi e me

Quando ho visto l’immagine del bambino morto sulla spiaggia in Turchia ho provato dolore e disagio. Non sono riuscito a capire il motivo del disagio fino a quando non ho ascoltato alcune parole che mi hanno fatto riflettere.
Provo compassione davanti alla sorte di queste persone che rischiano tutto per cercare una vita migliore, fuggendo da situazioni di guerra, miseria, oppressione. Pero’ penso di non essere responsabile, perché sono favorevole ad accoglierli, non sono mica Salvini io. 

Sono favorevole sì, ma cosa faccio oltre a non oppormi ? Mi sento in pace con la mia coscienza solo perché credo di essere dalla parte della ragione ?Allora ho deciso di fare qualcosa in più. 
P.S.

Non mi piace il termine migranti, mi pare un po’ troppo poetico e un po’ ipocrita: migrano gli uccelli e migrano gli uomini, ma non sempre per necessità, talvolta per scelta e per piacere. Nella parola profugo c’è invece il senso della fuga: chi è costretto a lasciare la sua terra per sottrarsi a guerra, miseria, oppressione ha il diritto di essere chiamato col suo nome.

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