I sigari di Carlo Levi

 – Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli –. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla piú che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto piú profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.

Questo è uno dei libri che per tanti anni non ho letto, e non so perché.

È bellissimo, scritto benissimo. È una testimonianza straordinaria di un mondo e di un epoca, la Lucania negli anni ’30 del novecento; della sua gente, soprattutto dei contadini che non si considerano “cristiani”.

Con l’osso della zampa posteriore destra del lepre, svuotato del midollo con un ferro rovente, si fanno dei bocchini per i sigari, che i vecchi fumano con religiosa precauzione, perché il freddo dell’aria non li incrini, fino a che diventino di un bel nero lucido. (…) e cominciai anch’io, con perseveranza, ad annerirli, fumando i miei poveri sigari Roma, su e giù per la strada del paese.

Ho cercato nel web questi sigari Roma, che mai avevo sentito nominare; ed ho trovato qualche traccia. L’immagine qui sopra, da cui apprendo che erano una sorta di sigaretti Toscani. E poi sul sito della Manifattura Tabacchi di Chiaravallefondata nel 1759 dai monaci Cistercensi per lo sviluppo della tabacchicoltura nello Stato Pontificio e, successivamente, per la produzione di tabacchi lavorati per il Regno d’Italia ed i Monopoli di Stato, in cui la vera e propria attività ‘in serie’ cominciò nel 1922, con la produzione delle Macedonia, e proseguì nel 1935, con i sigaretti Roma sotto l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.

Carlo Levi era al confino in Lucania negli anni 1935-36 e quindi lì fumò i primi sigaretti Roma. Sul sito della MIT si legge: “i sigari, anche del tipo “Toscano”, la cui lavorazione iniziò nel 1833 e proseguì fino al 1969.”

Macedonia (2)

Delle sigarette Macedonia ho un ricordo che risale all’infanzia: la scatolina con coperchio, indice probabilmente di un prodotto di lusso.

Aggiornamento (gennaio 2016)

Scopro per caso che Carlo Levi ha scritto il libro a Firenze, in una casa di fronte a Palazzo Pitti.

  

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