L’aringa, le olive e la memoria 


C’è questo film – mi dice S. – in cui un uomo perde la memoria in seguito ad un incidente d’auto: non riconosce la moglie e i figli e questo è drammatico per lui e per loro. Ai miei studenti dicevo di guardarlo, per fargli capire a cosa serve la Storia: è la memoria collettiva. S. è un vecchio amico, compagno di scuola del liceo, studioso da sempre, insegnante di storia e filosofia fresco di pensione. Sono da lui per raccogliere olive. Si lavora e si parla: argomento principale i compagni di liceo, con alcuni ci si sente e ci si vede ancora. E la memoria, la nostra, fa strani scherzi. Siamo a mangiare una aringa arrostita nella cucina della vecchia casa disabitata, in cui circa mezzo secolo fa si mangiava e si dormiva con un gruppetto di compagni di scuola. Di quei giorni io ricordo delle cose che S. non ricorda; e la mia memoria è molto carente, e non da ora.


Oggi è bellissimo quassù, nel Chianti che si affaccia sul Valdarno, una splendida giornata di autunno, tiepida e limpidissima. Le vigne sono dorate, i campi e gli alberi hanno i colori che amo di più. Questa stagione si accorda bene con quella delle nostre vite, quella di S. e la mia, così diverse eppure un po’ vicine. Una giornata particolare.

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