Da Eschilo all’eskimo

Amarcord

Se non fosse per quelle auto la foto potrebbe avere mezzo secolo. L’edificio è sempre lo stesso, brutto e imponente. Careggi ha cambiato aspetto negli ultimi decenni, ma restano alcuni vecchi edifici come questo, più o meno restaurati. Qui sembra che il tempo si sia fermato. L’uomo entra nell’androne e sale una antica scala, in cerca di un laboratorio di analisi. E invece trova un pezzo del suo passato. Sente una voce, qualcuno che fa lezione. Un tuffo al cuore. Il laboratorio non è lì, evidentemente; fa per scendere e poi decide di arrivare all’ultimo piano, sapendo cosa troverà. La porta dell’aula anfiteatro è aperta: un’occhiata veloce, sembra tutto come mezzo secolo fa.

Era l’autunno del 1969, quello caldo. Il ragazzo non aveva ancora 19 anni, un eschimo blu aviazione – per distinguersi dalla massa – e un tascapane a tracolla con i quaderni e il libro di anatomia. Era magro allora, con i capelli biondi e corti. Alle spalle una discreta carriera scolastica, buoni insegnanti. Davanti agli occhi un futuro in camice bianco e stetoscopio. La passione per la medicina era iniziata presto. Da adolescente leggeva i libri di Cronin che erano in casa: in alcuni il protagonista era un medico, come l’autore. Era ancora un ragazzino quando si mise a leggere un libriccino sul DNA: in quegli anni era stata scoperta la struttura del DNA e tre scienziati per questo avevano ricevuto il Nobel. Nel suo ricordo il libriccino è associato all’assassinio di J.F. Kennedy, nel novembre del 1963: aveva dodici anni.

Erano un gruppetto di compagni di classe che avevano scelto medicina. Quel giorno usciva con loro dalla lezione di anatomia (o era forse istologia ?); scendendo le scale nella massa degli studenti ci fu un brusco rallentamento: in basso un gruppo di goliardi aspettavano loro, le matricole, per sottoporli agli scherzi consueti e pesanti. Fra quelle matricole c’erano diversi compagni, era il tempo delle lotte studentesche e operaie; la goliardia appariva loro uno dei simboli della vecchia scuola, delle idee del passato. Si organizzarono e travolsero il blocco dei goliardi, che non si fecero più vedere.

Erano anni belli e terribili. Nel ’68 c’era stato il Maggio francese, l’offensiva del Têt in Vietnam, la Primavera di Praga e l’invasione russa. Erano gli anni della Rivoluzione Culturale in Cina, della morte di Che Guevara. Molte speranze e non poche delusioni per chi credeva che si dovesse e si potesse cambiare il mondo (il ragazzo era fra questi).

E allora è venuta la voglia di rompere tutto
le nostre famiglie gli armadi le chiese i notai
i banchi di scuola i parenti le  centoventotto
trasformare in coraggio la rabbia
che è dentro di noi.

E tutto che saltava in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

E allora è venuto il momento di organizzarsi
di avere una linea e di unirsi intorno a un’idea
dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi
decidere insieme la lotta in assemblea.

E tutto che sembrava pronto
per fare la rivoluzione
ma era una tua immagine o soltanto
una bella intenzione.

Così cantava Gaber alcuni anni dopo (I reduci). Questo era nella testa del ragazzo di allora. Queste idee e la realtà in cui si sentiva immerso lo travolsero. Rinunciò alla medicina, andò in fabbrica per un brevissimo periodo, si iscrisse a Lettere con l’idea di fare l’insegnante (poi avrebbe rinunciato, ma questa è un’altra storia). Molti altri furono travolti in quegli anni dalla politica, anche in modo tragico. E lui, che il terrorismo lo aveva vissuto da lontano e non l’aveva mai per nulla condiviso, eppure non ha mai considerato alieni quegli uomini e quelle donne. Si erano persi in una follia tragica, nella aberrante deriva di idee che erano anche le sue. Avevano indossato lo stesso eschimo, magari di un diverso colore.

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2 risposte a Da Eschilo all’eskimo

  1. koredititti ha detto:

    Perché questo ragazzo non scrive un libro di ricordi e di storia? Chissà se fosse stato questo il suo vero ‘mestiere ‘

  2. giannitos ha detto:

    Glielo dirò

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