Cronache palermitane. Giorno due

Palermo ha l’aspetto di una capitale, anche se lo è stata per brevi periodi della sua storia. Questa è la prima impressione. Cammino per il Cassaro, percorro via Maqueda, guardo il Palazzo dei Normanni, i cento palazzi spesso fatiscenti, la meravigliosa cattedrale, il Teatro Massimo; e sono colpito da questa grandiosità e dai grandi contrasti. Giro l’angolo e mi trovo nel ventre di Palermo: le strade popolari e i mercati che sembrano quelli che ho visto in Marocco e in Palestina. E poi l’architettura arabo normanna e i mosaici bizantini. Sono solo impressioni eppure penso già a quando ci ritornerò, magari con qualcuno che preferisce le montagne.
Questi sono i miei pensieri alla fine del secondo giorno; ma andiamo con ordine.

Si chiama prima colazione perché ce n’è una seconda ? Oggi sì. Pierluigi ci preannuncia uno spuntino a metà mattina.

4aSpasso

La seconda colazione, alle undici, è a base di roba fritta: arancini e simili. Buonissimi ma un po’ impegnativi. E poi via al mercato del Capo.

mercato3

La Cattedrale è bellissima, con il suo giardino che consente una vista migliore. Fu eretta dai Normanni nel 1184 sul luogo di una precedente basilica, poi trasformata dagli Arabi in moschea: è quindi anche emblematica della storia siciliana.

Cattedrale2

Per raggiungere il Palazzo dei Normanni attraversiamo piazza della Vittoria, una specie di oasi in città.

piazzaVittoria2

A Palazzo dei Normanni c’è una bella mostra di Ligabue: devo confessare che lo sventurato artista non mi entusiasma, ma questo dipinto forse anomalo mi ha colpito.

Ligabue

Anche il Palazzo segna il passaggio dagli Arabi ai Normanni. Prima c’era il Qasr, la fortezza araba che fu trasformata da Ruggero II d’Altavilla in una reggia, sede politico-amministrativa dello stato normanno e poi faro di civiltà e cultura con Federico II.
Al centro del palazzo fu posta la Cappella palatina, realizzata col contributo fondamentale di artisti arabi e bizantini, con gli splendidi mosaici.
Di fronte a tanta grandezza e bellezza i nostri eroi provano a sdrammatizzare con una poco seria pantomima.

Federico e signora

Dal Palazzo Reale si arriva a Ballarò per una strada larga e brutta intitolata a quel canonico Mongitore di cui parla Sciascia nella sua Recitazione della controversia liparitana. Non è la prima volta che in giro per Palermo trovo tracce di uno dei miei scrittori preferiti.

versoBallarò

Ballarò è il mercato che ti aspetti di trovare qui, con i suoi colori, il vociare, la gente, una certa allegria di fondo. E un modo strano di fare i conti, vero ragazze ?

Mercato

Mercato1

Senza volere, guidati da una sorta di istinto primordiale, arriviamo alla focacceria che prende il nome dalla bella chiesa di S. Francesco, di fronte.

Focacceria1
Pani ca’ meusa, sfincione e sarde a beccafico. Poi un cannolo per ripulirsi la bocca. E’ tardo pomeriggio, stasera cena posticipata e leggera.

Focacceria2

Sulla via del ritorno c’è la Fontana della Vergogna, in piazza Pretoria, a pochi metri da I quattro Canti. Il nome è dovuto alla nudità delle statue, lungamente rimirate dalle mie amiche. Io per stanchezza più che per pudore le aspetto ai piedi della scalinata che da Via Vittorio Emanuele conduce alla piazza.
Da qui al nostro alloggio alla Vucciria ci sono pochi minuti. Ci si riposa delle lunghe passeggiate e ci si prepara con calma per la cena posticipata e leggera al Cambusone.

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