Mazara del Vallo

Ho deciso di dividere i miei giorni in Sicilia fra Palermo (perché non c’ero mai stato) e Mazara (senza una ragione precisa, per istinto). Sono luoghi molto diversi e entrambi molto belli. In comune hanno lo straordinario intreccio di storia e arte.

Perché Mazara “del Vallo”: in epoca normanna la Sicilia fu divisa in tre unità amministrative chiamate Valli (di Mazara, Noto, Demone); essi furono aboliti nel 1817. Pare che “del Vallo” sia stato aggiunto a Mazara negli anni immediatamente successivi all’Unità (1863)

Arrivo a Mazara nel pomeriggio, da Marsala dove ho visitato le Cantine Florio. Ad aspettarmi c’è Angelo, il proprietario del B&b: lascio l’auto ai margini del centro e ci avviamo a piedi.
La prima cosa che mi salta agli occhi sono queste ceramiche sul muro: raccontano della cacciata degli ebrei nel 1492 e della successiva distruzione della sinagoga di cui restano frammenti inglobati nella chiesa di S. Agostino. Scopro così che anche nei domini spagnoli fu applicato il decreto del re cattolicissimo che obbligava gli ebrei a convertirsi o andarsene.

Un po’ di riposo in questo posto che ricorda le case arabe e poi una cena leggera in una simpatica trattoria-rosticceria. Poi Angelo mi propone un giro notturno nel centro.
Ci sono antiche chiese dappertutto e queste ceramiche moderne, nel centro storico che al tempo degli arabi (IX-X secolo) era la medina: ora è in parte abitato dai tunisini che lavorano nella pesca.
Mazara è bella. Alla fine miei ginocchi sono a pezzi, ma queste tre ore abbondanti di passeggiata notturna non le rimpiango per niente.

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La seconda è una giornata di riposo. La mattina in giro per la città a guardare e fotografare.

Piazza della Repubblica è il luogo del potere civile e di quello religioso: il palazzo comunale, la Cattedrale (di origine normanna come molte delle altre chiese cittadine), il palazzo vescovile e quello del seminario vescovile, che ospita il Museo Diocesano.

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Il bronzeo satiro danzante/in estasi fu ripescato alcuni anni fa in questo mare insieme ai compagni di tanti secoli. Qualcuno lo attribuisce addirittura a Prassitele: in ogni caso è emozionante.

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Il mare qui si vede, non come a Palermo che bisogna cercarlo. Sul lungomare si affaccia quel che resta del castello normanno, demolito per far posto a villa Jolanda, il giardino pubblico.

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Da piazza Mokarta percorro Corso Umberto I, pedonale e commerciale, per tornare al B&b. Uno spuntino frugale, in vista del couscous serale; un riposino (di cui avevo perso il ricordo) e di nuovo a zonzo per questo posto che ricorda un po’ Essaouira. Mi ci sento piuttosto a casa.

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Il Collegio dei Gesuiti e la chiesa di S. Ignazio, a pianta ovale con due ordini di colonne e le stelle che stanno a guardare.

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Mazara è uno dei porti pescherecci più importanti del Mediterraneo; negli ultimi decenni ha subito un notevole ridimensionamento.


La sera seguo il consiglio di Angelo e vado a cenare con couscous incocciato a mano, col pesce che assomiglia al cacciucco, servito col brodo di pesce (lo vuole piccante ? certamente).IMG_2980
E poi arriva il proprietario, che ti chiede com’era e poi ti spiega per filo e per segno che Mazara ha mantenuto la pianta urbana ad albero creata dagli arabi, per difendersi dai nemici e dallo scirocco; e poi sono arrivati i normanni e l’hanno disseminata di chiese, e poi e prima …Allora capisci meglio che questa città è un concentrato di storia e di culture e ti chiedi perché sia così sottovalutata (soprattutto dagli italiani perché di stranieri ce ne sono eccome).

Domani ripartirò in direzione di Palermo, attraversando la valle del Belice con una sosta a Santa Margherita: ma il palazzo Filangeri di Cutò – che ospitava in estate  Tomasi di Lampedusa e ispirò il palazzo di Donnafugata nel romanzo – è stato distrutto dal terremoto del 1968 e ricostruito ex novo. La chiesa matrice, di cui restano poche parti originali, ospita il Museo della memoria (del terremoto).
Poi una breve sosta a Sambuca di Sicilia, piuttosto bella e interessante e via verso l’aeroporto.

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