Bucherellini 


Da tempo le mie magliette presentano dei misteriosi bucherellini a livello della pancia. Dapprima avevo attribuito il merito alle unghie della gatta, che utilizzava la mia pancia per il relax. Poi la Smilla se ne è andata e i bucherellini hanno continuato ad apparire – inesorabilmente – sulle nuove magliette. Allora ho capito che la causa andava cercata molto più lontano nel tempo e nello spazio. 

Uno degli effetti più eclatanti della scoperta dell’America sulla vita (e la morte) nel Vecchio Mondo è stato l’introduzione del tabacco. Dapprima importato, poi anche coltivato; inizialmente considerato alla stregua di medicamento (quasi una panacea), poi annusato e quindi fumato nella pipa e successivamente in forma di sigaro, infine di sigarette.
Narra la leggenda (non ci sono documenti) che nell’estate del 1815 a Firenze in una delle Manifatture Tabacchi una partita di Kentucky fu inzuppata dalla pioggia. Si decise di fare asciugare le foglie di tabacco per cercare di recuperarle: si innescò così un processo di fermentazione da cui ebbe fortuita origine il sigaro Toscano. Di certo si sa che fu messo in commercio nel 1818 ed ebbe un grande successo fino alla diffusione delle sigarette, nel ‘900.

La cronaca racconta che agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso l’autore di queste righe, allora trentenne, acquistò una scatola di Toscanelli e ne rimase stregato, abbandonando il recente utilizzo della pipa ma non quello della sigaretta (per il semplice motivo che ne aveva fumata giusto una in tutta la sua vita). Il giovane piano piano invecchiò ma non abbandonò più il piccolo vizio, alternando periodi di fumo modesto a periodi di astinenza o quasi.
Ed ecco svelato il mistero: non di unghie feline si tratta bensì di particelle di cenere che cadendo dal suddetto Toscano provocano invisibile combustione di fibre tessili, dando origine ai bucherellini in quistione.

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