Silence

L’ultimo film di Martin Scorsese è duro, difficile. Duro da guardare, fino dalle prime immagini: lo sradicamento del cristianesimo nel Giappone del XVII secolo è perseguito con raffinata crudeltà. Difficile in primo luogo perché ostico – mi sembra – per il grande pubblico: non è fatto per piacere, lungo e lento, a tratti quasi noioso. E poi perché la tematica è complessa e forse estranea a molti: la fede cristiana, quella dei missionari portoghesi che portano la Verità nel Giappone buddista, con una presunzione che oggi può apparire arroganza; e il modo in cui questa religiosità è accolta dalla parte più misera della popolazione, adattandola a una mentalità lontanissima da quella occidentale (e quindi snaturandola). La conclusione, contraddittoria e problematica, paradossalmente dà un senso alla narrazione.

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