La verità e il dubbio 

(…) la nostra ragione, non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ch’ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e che non solo il dubbio giova a scoprire il vero (…), ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa, e sa il più che si possa sapere.

(G. Leopardi, Zibaldone, p. 1655)

Succede che un bambino di sette anni muore; era stato curato per una otite con prodotti omeopatici. In casi analoghi si parla di mala sanità, se i medici sbagliano una cura o una operazione; qui si mette sotto accusa la medicina omeopatica. Poi si sa che la morte è dovuta a encefalite e che il nesso con l’otite deve ancora essere provato.

Nel tempo che intercorre fra le due notizie a Tutta la città ne parla (Radio3) si discute di “Omeopatia: quali limiti“. Partecipano un medico omeopata e altri decisamente contrari all’omeopatia. Facciamo che io non abbia opinioni in merito e anzi che non mi interessi il contenuto della discussione. Presto orecchio soltanto al modo in cui i medici esprimono le loro opinioni. L’omeopata è calmo, afferma l’efficacia della medicina omeopatica ma entro certi limiti: quando ce n’è bisogno si usano i farmaci convenzionali; ha un atteggiamento aperto, non manifesta certezze assolute. Gli altri, con toni diversi, affermano la loro verità: l’omeopatia è acqua e zucchero, se ha dei risultati dipende dall’effetto placebo; l’unica medicina è quella “ufficiale”, la loro; la vera medicina, i veri farmaci: il resto è ciarlataneria e, per chi ci crede, dabbenaggine incoscienza o peggio. Si ripropone, anche esplicitamente, la questione dei vaccini: c’è chi pensa che vadano sempre e comunque bene (sono efficaci e sicuri); e chi esprime dubbi è in malafede (se è medico) o si fa raggirare. 

“L’unica medicina, i veri farmaci” mi richiamano alla mente “l’unico Dio, la vera religione”: da una parte il Bene, il Vero e dall’altra il Male (che deve essere sconfitto con ogni mezzo). Il dubbio è bandito in questa visione delle cose. Certo non tutti coloro che non credono alla efficacia della omeopatia manifestano questo fondamentalismo scientifico. Anzi è proprio quest’ultimo a fare di ogni erba un fascio, chi non è d’accordo con me è contro di me: non vede le differenze, non ammette il dubbio, è una sorta di pensiero unico.

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