Riscoprire il Maraschino

Ho comprato una bottiglia di Maraschino Luxardo, il più diffuso. Credo che ormai pochi lo conoscano e pochissimi lo tengano in casa.

L’etichetta riporta due luoghi e due date: Zara 1821 e Torreglia 1947. La prima indica il luogo e l’anno di nascita del marchio; Zara (Zadar) è una città sulla costa dalmata, attualmente Croazia. È zona di marasche, varietà del Prunus cerasus insieme alle amarene e alle visciole. La seconda data/località rappresenta la rinascita in Italia.

Nel 1759 Francesco Drioli aveva dato inizio alla produzione industriale di questo liquore nato col nome di Rosolio maraschino, nella stessa Zara; allora la Dalmazia era territorio della Repubblica di Venezia. Drioli creò una vasta rete commerciale con un mercato che si estendeva fino alla Russia e a Londra, da dove il liquore avrebbe raggiunto i territori di dominio inglese ed il Nuovo Mondo. 

Nel 1797 con il Trattato di Campoformio la Dalmazia passò sotto il dominio asburgico, fino alla prima guerra mondiale (salvo il periodo napoleonico). Con il Trattato di Rapallo (1920) la sola Zara fu assegnata all’Italia, divenendo punto di riferimento per i dalmati italiani.

 Nel 1821 dunque a Zara Girolamo Luxardo fondò la ditta omonima che ebbe un rapido sviluppo commerciale, analogo a quello della Drioli. 

Nel novembre 1943, un intenso e prolungato attacco aereo da parte degli Anglo-Americani causò la completa devastazione di Zara e la quasi totale distruzione dello stabilimento Luxardo.   L’anno successivo, in seguito alla ritirata delle truppe tedesche dalla Dalmazia, Zara venne occupata dai partigiani comunisti del maresciallo Tito. Per gli italiani residenti in Dalmazia  vi furono ingenti danni economici provocati dalle confische dei loro beni a opera degli Iugoslavi. Anche la fabbrica di maraschino, nell’ottobre 1944, fu messa sotto sequestro e poi nazionalizzata. 

Al termine della guerra l’unico superstite della quarta generazione prese la coraggiosa decisione di ricominciare, in altra sede, l’attività familiare. Il primo passo fu quello di interpellare un agronomo toscano, il prof. A. Morettini dell’Università di Firenze, il quale, negli anni precedenti il conflitto, aveva condotto uno studio approfondito sulle ciliegie marasche di Zara e aveva trasportato nei vivai dell’Università alcuni esemplari delle celebri piante dalmate. Fu proprio Morettini a individuare nei colli Euganei la regione più adatta dal punto di vista climatico e per le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, al trapianto dei marascheti zaratini. Nel 1947, anno dell’inaugurazione dello stabilimento di Torreglia, si apriva, dunque, un nuovo capitolo nella storia della Girolamo Luxardo; poiché la produzione di maraschino non poteva essere istantaneamente riattivata (le piante erano ancora troppo giovani, e inoltre la distillazione e l’invecchiamento del liquore avrebbero comportato ulteriori tempi di attesa), Luxardo ebbe l’idea di puntare su altri prodotti di più veloce preparazione: l’Apricot, elisir a base di albicocche, e il Triplo Secco, entrambi appartenenti alla storica produzione della ditta di Zara. Dopo qualche anno fu possibile tornare a produrre il celebre liquore di ciliegie, cui andarono ad affiancarsi altre bevande (Cherry Brandy, Lacrima d’oro e Sangue Morlacco).

(Le informazioni sono tratte da Treccani online)

Il maraschino è un liquore dolce e non molto forte (circa 30 gradi) prodotto con una lavorazione piuttosto complessa. Nell’Atlante dei prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto si legge:

Il Maraschino si può bere liscio, freddo; è un ingrediente in molti cocktail. E’ utilizzato per condire macedonie di frutta, arance, fragole, ananas e lamponi; gradevole su certi gusti di gelato. Inoltre è un ingrediente fondamentale nelle lavorazioni di pasticceria.

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