La banalità del Reca

Di psicanalisi so poco, l’unica quasi certezza è che potrebbe essermi utile. Però che nella prima puntata il fascinoso Reca avesse un po’ straparlato, me ne ero accorto perfino io. Frasi a effetto, banalità, affermazioni gratuite e altre corbellerie ad uso di un pubblico di bocca buona.

Poi leggo questo intervento di una psicanalista non certo famosa come il Reca e trovo qualche conferma alle mie impressioni.

“Quando dico ti amo, io amo tutto di te, amo tutti i tuoi dettagli (…) le tue imperfezioni, i tuoi difetti”.
Ora, onestamente, chi può dire di amare tutto di qualcuno, che effettivamente ama?  […] Il miracolo dell’incontro, certo si amano anche pezzi di corpo, ma dove si è arrivati per poter dire, io amo tutto di te, questo è l’amore. E che ne è allora del mio amore zoppo, che non ama la sua gamba dolorante ingombrante, che non ama la sua cellulite, la desidera la sua donna e a volte i chili in più le sembrano una benedizione, ma la cellulite no. E allora? Che vuol dire, che non è amore degno il suo? O lei che detesta come lui si lava i denti. Come rimanda, come prende in giro, come si raffredda, come si scalda…

E poi il letto di Ulisse

Poi c’è il ricorso all’Odissea di Omero. Da cui traiamo il prezioso insegnamento: “Sempre il letto degli amanti dovrebbe essere scavato in un ulivo”. Bellissima immagine, presa dalla letteratura, che a livello immaginario può volere dire molte cose, a livello simbolico nulla e a livello reale lo stesso. Non si capisce in che cosa uno psicoanalista si distinguerebbe da un sociologo, un prete o un consulente matrimoniale, ovvero uno psicoterapeuta. Dov’è l’inconscio? Dov’è l’Altro? Ecco oggi uno può andare in giro dicendo che ha visto una trasmissione di psicoanalisi, in cui non si è parlato di psicoanalisi. Con un colpo solo di nuovo espulsi Freud e Lacan. Forse per questo si veste sempre di nero?

Vedremo la seconda puntata ma il Reca è caduto abbastanza nella mia considerazione.

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