Ecco il risotto romagnolesco (che mi fa Mariù)

Amico, ho letto il tuo risotto in …ai!
E’ buono assai, soltanto un po’ futuro,
con quei tuoi “tu farai, vorrai, saprai”!

Questo, del mio paese, è più sicuro
perché presente. Ella ha tritato un poco
di cipolline in un tegame puro.

V’ha messo il burro del color di croco
e zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.

Tu mi dirai:”Burro e cipolle?”. Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.

Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro,
dopo il mio greco, dopo il mio latino!

Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.

Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
Il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
romagnolesco che mi fa Mariù.

Giovanni Pascoli scrisse questa poesia scherzosa in risposta a un amico giornalista che gli aveva inviato la ricetta del risotto alla milanese in rima. L’ho scoperta di recente e mi sono ripromesso di cucinare il risotto di Mariù. E oggi l’ho fatto cercando di trarre una ricetta dalla poesiola.

Per due persone ho messo nel tegame mezz’etto di burro e una cipolla tritata facendola rosolare per qualche minuto; poi ho aggiunto due o tre etti di fegatini cuori e buzzi (ventrigli di pollo) tagliati a piccoli pezzi cuocendoli per un quarto d’ora. Quindi ho messo della polpa di pomodoro e fatto bollire per un altro quarto d’ora. A quel punto ho versato nel sugo un paio d’etti di riso, portandolo a cottura con acqua bollente (in mancanza di brodo). Una manciata di funghi secchi ha completato l’opera.

Il risultato è buono, ma migliorabile. La prossima volta metteró lo zafferano, che avevo scordato di prendere; i ventrigli li farò bollire a parte perché altrimenti sono troppo duri o meglio farò un brodo di carne cuocendoli insieme (con quello porterò a cottura il riso).

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