Inequivocabilmente kitsch

I due sono seduti a un tavolo, insieme ad altre persone, per parlare di italiano da insegnare ai migranti. Ed il discorso all’inizio cade su l’italiano dei giovani italiani: conoscono poche parole, dice l’insegnante, anche i miei studenti delle ultime classi delle superiori. Racconta che oggi – spiegando – ha usato il termine inequivocabile ed ha colto sui volti degli studenti l’espressione di chi non comprende: ha chiesto ed ha avuto conferma che il termine era sconosciuto ai più.

L’altro, che è un genitore ed insegnante mancato, racconta che oggi alla figlia diciassettenne ha chiesto se conosceva il significato di kitsch, appena pronunciata in un programma televisivo: risposta negativa.

I nostri pensieri sono fatti di parole, e senza parole non c’è pensiero articolato, complesso, evoluto. Senza parole mancano gli elementi di base per costruire un ragionamento. Mente e pensiero, cervello, linguaggio si sono evoluti insieme: in un certo senso, siamo in grado di pensare solo ciò che sappiamo anche dire, e sappiamo pensare tanto meglio quanto meglio sappiamo parlare.
(Da Nuovo e Utile)

Un bel problema.

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