I tre canti del nonno Viero

Fra i ricordi più vivi del nonno Viero c’è la noce a tre canti, un tempo considerata un portafortuna, un po’ come il quadrifoglio. Non saprei dire se sia più rara la noce trilobata o il quadrifoglio. Ne ho trovata una proprio ieri.

Trilobata, cioè con tre lobi, è termine scientifico; a tre canti, cioè con tre angoli, è terminologia popolare, forse un toscanismo: di certo più poetico, come uovo affrittellato rispetto a uovo al tegamino.

Il nonno Viero era un omone, anzi così mi sembrava da bambino, in realtà aveva soprattutto una pancia notevole; era burbero, poco spiritoso, non certo simpatico a noi nipoti. La noce a tre canti era una delle sue piccole fissazioni, che mi ha trasmesso, insieme alla predilezione per i fiammiferi svedesi.

Un’altra idea originale era la teoria della coincidenza delle nascite e delle morti: il tale è nato nello stesso giorno in cui anni prima era morto un parente. E devo dire che passando a miglior vita ha in qualche modo confermato la teoria: pochi giorni dopo è nato il mio primo figlio.

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