Pane nostro

Sono ormai dieci anni che faccio il pane in casa, con interruzioni e riprese. Questo è un periodo di ripresa, all’insegna della pasta madre e dei grani antichi.

Cominciò con la macchina del pane, presto abbandonata a favore delle mani e del forno elettrico. Poi la lettura di libri, prove di metodi vari, farine diverse e un corso di panificazione che mi regalai nel gennaio del 2016.

Ieri un nuovo corso, molto utile, con li.co.li. (Lievito in coltura liquida) e tante farine diverse (da quelle Coop ai grani antichi al farro) al Forno agricolo LieviCellule a Lamporecchio con l’ottima Silvia. Ora si tratta di provare e riprovare, modificando un fattore per volta: come introdurre l’autolisi, non prevista nel procedimento di Silvia.

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Alfa Romeo 147, scoperta postuma

Non sono mai stato un patito di automobili, eppure talvolta mi capita di mettere a fuoco un auto che ho visto per anni con occhi distratti.

Avevo visto questa Alfa Romeo grigia del mio vicino, nel parcheggio vicino a casa. Oggi l’ho osservata meglio: è una 147, tenuta molto bene, sembra nuova. Eppure è stata prodotta dal 2000 al 2010 e poi sostituita dalla Giulietta. La linea è molto bella, filante, pulita, direi classica: di quelle che sembrano non passare di moda. Insomma un amore a prima vista. Anche la meccanica, da quel che si legge, era di ottima qualità.

Degli anni della fanciullezza ricordo bene alcune Alfa

la Giulietta (1955-1966)

la 2600 sprint (1962-1966)

e la Giulia GT (1963-1975)

Poi negli anni ’80 la mia prima e ultima Alfa, l’Alfasud

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Elogio del concentrato di pomodoro

Quando ho chiesto a nonna di elencare il più fedelmente possibile gli ingredienti delle sue zuppe o dei suoi stufati, ho notato che spesso rammentava un ingrediente insospettabile, un cucchiaio di concentrato di pomodoro (…)

Davo per scontato che la passata di pomodoro fosse una tradizione di famiglia da tempo immemore, e mi immaginavo la mia bisnonna a far lo stesso. Pensavo che il concentrato di pomodoro fosse solo un’invenzione moderna, un surrogato della salsa. Invece mi sbagliavo.

(dal blog Juls’ kitchen)

Oggi ho fatto la pappa col pomodoro, aggiungendo al solito un po’ di concentrato di pomodoro, che in cucina non dovrebbe mai mancare. Aggiunge colore e sapore ad un minestrone di verdure, ad un sugo, ad un umido … e supplisce alla mancanza di pomodori freschi, senza dover aprire una scatoletta di pelati o una bottiglia di passata.

C’era un tempo in cui d’estate in quasi tutte le famiglie si faceva la conserva di pomodoro e, soprattutto al sud, il concentrato, che richiede molto sole.

Ora l’industria conserviera soddisfa – come può – i nostri bisogni.

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La solita vecchia panchina

La solita vecchia panchina,

come sempre al tramonto.

Ne è passata di acqua

nel fiume ora lento.

Mi passa davanti

il futuro, tanti

tanti vecchi.

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Acqua brillante

Ancor più della Perrier adoro l’Acqua brillante Recoaro, desueta e introvabile più del Chinotto. La migliore acqua tonica, per me, con quel nome originale e divertente.

In principio era la Schweppes.

Alla fine del ‘700 lo svizzero Johan Jacob Schweppe fu il primo produttore di acqua gassata (con l’aggiunta di anidride carbonica). Nel 1871 la Schweppes lanciò sul mercato l’acqua tonica, una bibita a base di acqua gassata, zucchero, acido citrico, aromi (fra cui il chinino, amarognolo). L’idea ebbe origine dall’uso degli inglesi in India di assumere il chinino (per la profilassi della malaria) con acqua, zucchero e altro (compreso il gin).

Nel 1954 arrivò la risposta italiana, da Recoaro Terme: l’ Acqua brillante Recoaro.

Lo stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua era nato nel 1927, col nome di Stabilimenti demaniali Recoaro S.p.A. Nel 1992 Recoaro entra a far parte del Gruppo Sanpellegrino, che alla fine degli anni 90′ sarà acquisito da Nestlé. Nel 1917 il marchio Recoaro e lo stabilimento vengono ceduti alla olandese Refresco, ma l’Acqua brillante e il Gingerino, le bibite storiche di Recoaro restano alla Sanpellegrino.

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Viaggiando

Alla radio un ufficiale dei carabinieri dice che la donna era “intranea” al gruppo criminale. La parola mi è sconosciuta ma capisco che è il contrario di estranea. Poi cerco nel web e scopro che ha un preciso significato giuridico (nel reato proprio), direi non utilizzabile in quel contesto.

Poco dopo un conduttore usa o cita il termine “totemaico” come aggettivo di totem. Posso capire l’assonanza con tolemaico ma il termine giusto è totemico.

Al bar della nostra stazione di servizio preferita (ci sono ottime ciambelle) chiedo un latte e me lo vedo servire su un piattino rovesciato. Penso ad una distrazione ma poi ne vedo altri: esamino meglio la cosa e mi accorgo che il piattino è double-face, da un lato tazzina da caffè, dall’altro tazza grande o bicchiere. Si tratta probabilmente del “piattino universale” Illy, un’invenzione decisiva per l’umanità.

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Togo

Dopo tanti anni ho mangiato dei Togo, col cioccolato fondente. Quelli del 1971 erano solo di cioccolato al latte, la Pavesi li aveva lanciati l’anno precedente.

La mia moto era un Morini Corsaro 150 Super Sport. L’auto non si fermò allo stop e io volai atterrando sulla spalla sinistra.

All’ospedale qualcuno mi portò i Togo, che mi parvero buonissimi.

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