Fragile tour

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Qualche settimana fa ho visto Pretiosa vitrea la bella mostra su l’arte vetraria antica in corso al Museo archeologico di Firenze. Oggi continua il viaggio nel vetro con il Museo del cristallo a Colle Val d’Elsa e il Museo del vetro di Empoli.

Mi sono divertito e sono contento di imparato qualcosa (non è mai troppo tardi):
– il cristallo è un vetro che contiene ossido di piombo in percentuale superiore al 24% (normativa CEE);
– rispetto al vetro comune il cristallo è perfettamente trasparente, incolore, adatto alla molatura e all’incisione; la maggiore elasticità gli conferisce sonorità;

– le vetrerie di Colle Val d’Elsa solo nel 1963 riuscirono a produrre cristallo con ossido di piombo in percentuale superiore al 24%, in grado di competere con quello prodotto da secoli in Inghilterra Francia e Belgio; mi chiedo il perché di questo ritardo;
– a Colle si produce il 94-95% del cristallo italiano;

 

– il bicchiere da whisky usato da Harrison Ford in Blade runner è il Cibi prodotto dalla Arnolfo di Cambio di Colle Val d’Elsa.

Il Museo del cristallo è sotterraneo: una struttura moderna, un allestimento interessante.

Al piano -1 c’è la storia delle vetrerie di Colle dalla antichità ai giorni nostri; al -2 il processo di produzione.

Da Colle Val d’Elsa a Empoli non c’è molto, un’oretta seguendo l’Elsa fino alla sua confluenza nell’Arno; ma le indicazioni ci portano sulla Firenze-Siena e poi da Cerbaia sulla FI-PI-LI.

In quello che un tempo era il Magazzino del sale di Empoli ora c’è il Museo del vetro.

Qui domina il verde. Il vetro verde ha caratterizzato la produzione empolese fino ad alcuni decenni fa. Prima fiaschi, damigiane e strumenti per la lavorazione del vino; il termine bufferia non l’avevo mai sentito, chissà da dove viene.

Poi oggetti per la tavola e ornamentali, strumenti per l’igiene e la salute

Ci sono anche bottiglie e bottigliette, per liquori e bibite; e anche altro, come il latte Stemag (il primo latte a lunga conservazione in Italia – Stella/Stelat/Stemag – prodotto dal 1954 dalla Polenghi).

Il vetro verde non fu una scelta, ma la conseguenza delle caratteristiche naturali della sabbia utilizzata.

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Cherchez la femme

Finalmente ho visto “In due sotto il burka”, della regista iraniana-francese Sou Abadi.

Nonostante il titolo italiano un po’ cazzeggiante è un film carino, divertente e significativo: una satira dell’integralismo, si potrebbe dire dall’interno (anche se la regista è dichiaratamente atea).

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San Silvestro, chi era costui ?

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Chiamare l’ultimo giorno dell’anno San Silvestro è andato in disuso, mi pare. Già, ma chi era codesto santo ? Un papa, Silvestro I, eletto il 31 gennaio del 314 e morto il 31 dicembre del 335; contemporaneo di Costantino il Grande, imperatore dal 306 al 337.

Silvestro era stato ordinato da pochi mesi quando nell’agosto del 314 si riunì ad Arles il concilio convocato dall’imperatore Costantino su richiesta dei donatisti, insoddisfatti dell’esito del concilio romano del 313 in cui era stato condannato Donato (…) A questo concilio, presieduto da Marino vescovo di Arles, Silvestro si fece rappresentare (…)
(da Enciclopedia dei Papi, Treccani)

Silvestro non partecipò neppure al più importante concilio di Nicea (325), anch’esso convocato da Costantino, in cui fu condannata l’eresia ariana.

(…) si può certo supporre che quella di Silvestro fosse una personalità poco accentuata, e per questo messa in ombra dall’azione di Costantino in campo ecclesiastico, soprattutto per quanto riguarda l’indizione dei due concili.
(ibidem)

Nella Divina Commedia (Inferno Canto XXVII 94 ss.) si allude alla leggenda di Silvestro che, fuggito sul monte Soratte per scampare alla persecuzione di Costantino, riceve guarisce dalla lebbra e battezza l’imperatore pentito.

Ma come Costantin chiese Silvestro
d’entro Siratti a guerir de la lebbre,
così mi chiese questi per maestro

a guerir de la sua superba febbre;
domandommi consiglio, e io tacetti
perché le sue parole parver ebbre.

Tutto qui. Si può aggiungere che il primo giorno dell’anno la chiesa cattolica celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio.

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A Dudda

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

Una bella giornata insieme a Sergio S. Paolo P. e Luciano F.

Si parla di molte cose, ricordi e amici, cultura e politica, un bel confronto di idee, quattro cervelli ancora funzionanti nonostante l’età.

Si mangia carne alla griglia con vino rosso, poi un ottimo dolce e acquavite d’uva casalinga.

Una giornata che ti riconcilia con la vita.

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Jurij e Larissa. La Russia e la rivoluzione.

Il dottor Zivago uscì nella versione cinematografica di David Lean nel 1965. Allora avevo 14 anni, non ricordo se lo vidi subito o dopo alcuni anni: ricordo soltanto che mi piacque molto e mi emozionò. Non so quante volte l’ho visto, tre o quattro forse, e poi ieri in tv.

Il romanzo di Pasternak era stato pubblicato da Feltrinelli nel 1957, primo nel mondo.

Nel 1988, in piena perestrojka, la rivista Novyi Mir pubblica il romanzo che aveva rifiutato trentuno anni prima, Il dottor ŽZivago, sui numeri 1-4; dodici mesi dopo, e siamo nel 1989 cruciale, il capolavoro di Boris Pasternak esce finalmente, nell’Urss che va disintegrandosi, in volume, con una prefazione del filologo Dmitrji Lichacev che, anziché bollarlo, come s’era fatto per un trentennio, di decadente ‟individualismo”, identifica nel medico Jurij ŽZivago un prototipo narrativo di ‟santo” di cui il romanzo racconta gli ‟exempla”.
(dal sito web di Feltrinelli)

Non ho mai letto il libro, forse per effetto del film, per il timore di trovare qualcosa di meno: eppure se mancherà la fotografia di Freddie Young ci sarà in più molto altro.

Dicevo che il film mi piacque e mi emozionò: soprattutto mi coinvolse la vicenda amorosa, Yurij diviso fra Tonia e Lara, con un certo sbilanciamento. E poi la splendida ineffabile Julie Christie.

Più tardi ho provato qualcosa di diverso: una grande inquietudine, per la Russia e per la rivoluzione bolscevica, per quello che ne è seguito. Come se, addirittura, fossi stato partecipe di quei luoghi e di quelle vicende. Qualcosa di simile mi è successo leggendo e rileggendo Guerra e pace: altrettanto coinvolgente, meno inquietante.

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Stilicone ed io

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Nell’annus Domini 406 vicino a Fiesole l’esercito romano sotto il comando di Stilicone sconfisse le truppe germaniche dell’ostrogoto Radagaiso, fermando una pericolosa invasione.

Per mezzo secolo ho percorso la strada panoramica che collega Fiesole alla via Faentina, passando dal luogo della battaglia (Montereggi) senza saperne niente. Ci voleva questo pannello escursionistico visto a Fiesole, che ha attirato la mia attenzione col Sentiero di Stilicone.

Stilicone all’epoca della battaglia era reggente della pars occidentalis dell’Impero Romano, di cui era Augusto Onorio, figlio di Teodosio, mentre l’altro figlio Arcadio era Augusto della pars orientalis.

Ho ripreso in mano alcuni libri, a partire dalla Storia di Roma Einaudi. Scopro che Santo Mazzarino ha scritto una monografia su Stilicone che devo leggere (pubblicata nel 1942 e ripubblicata nel 1990 da Rizzoli).

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Piatti “stranieri”

A Firenze tra i vari piatti stranieri (di nome) c’è pure la zuppa lombarda: pane casalingo, fagioli con la loro broda, olio buono e pepe, se gradito. Era tanto tempo che non la mangiavo, eppure è semplicissima da fare e ottima.

L’origine del nome si perde nella notte dei tempi, come quello della francesina, della zuppa inglese, della parigina …

Della francesina (lesso rifatto con le cipolle) ho parlato ampiamente qui.

A Firenze la parigina è una brioche di impasto poco dolce con crema cotta in superficie. La forma può essere allungata, anche senza granella di zucchero. Semplice e deliziosa, per me.

La cucina fiorentina ha un posto importante nell’Artusi eppure non c’è niente di simile alla zuppa lombarda, anche con altro nome. Può darsi che il piatto sia posteriore (mi sembra poco probabile); forse la spiegazione sta nella nota di Piero Camporesi all’edizione einaudiana della Scienza in cucina (capitolo Minestre):

In perfetta coerenza con la linea medio-borghese della sua Scienza Pellegrino Artusi esclude dalla costellazione delle minestre quelle a connotazione popolare troppo accentuata nelle quali il segno dell’estrazione classista è vistosamente dichiarato.

Nell’Artusi si trova altresì la zuppa inglese: crema pasticciera, savoiardi, rosolio e alkermes. È uno dei pochi dolci casalinghi caratteristici della cucina fiorentina: la nonna Giustina ci metteva anche la crema al cioccolato.

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