La libreria 


– Buongiorno, vorrei sapere se avete questo libro. – 
La voce femminile che risponde alla mia telefonata è gentile e gradevole, il libro c’è. Sono andato praticamente a colpo sicuro: è una libreria vecchio stampo, orientata prevalentemente alla saggistica. Una delle poche vere librerie ancora aperte a Firenze, fra tanti supermercati del libro; alcuni dei quali fanno anche ristorazione (che forse prevale sulla lettura).

La giornata è decisamente estiva, la città è piena di turisti. Canticchio Rino Gaetano – che ho in cuffia – zigzagando con allegria fra la gente. Lascio la bici vicino a una bella Tesla in carica.

La donna della libreria è gentile e gradevole come la sua voce al telefono. Mi prende il libro, lo sfoglio e chiedo un pacchetto: uno vecchio che sta lavorando al pc si offre di farlo lui. Lei glielo porge con un sorriso; passano alcuni minuti e lei mi dice che non bisogna aver fretta (però è un mago dei pacchetti). Non ho fretta e intanto do una occhiata ai libri esposti. 

Arriva il pacchetto, fatto con cura e con un nastro rosso/argento un po’ fuori stagione. Pago, ringrazio ed esco: la bici è lì, e la Tesla pure.

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Lorenzo, Francesco e Paolo


Seduto qui sulla solita panchina (più o meno) mi godo la brezza che corre lungo il fiume e penso a don Lorenzo Milani. Oggi Francesco ha ringraziato il Signore per averci dato sacerdoti come don Milani: ha ragione, a prescindere dalla pretesa infallibilità.

Ripenso a quello che ha voluto dire per me il priore di Barbiana, che credeva nella scuola per il riscatto degli ultimi. E poi le Esperienze pastorali e le lettere. Quando l’ho scoperto – mezzo secolo fa – lui non era più su questa terra eppure la sua presenza si sente anche ora.

Negli anni in cui scoprivo Lorenzo scoprivo anche la realtà degli orfanotrofi. Paolo alle elementari fu bocciato: al maestro feci avere una copia di Lettera a una professoressa. Ne conseguì un rimprovero da parte dell’Istituto degli Innocenti al diciannovenne che aveva toccato con mano l’ingiustizia. Paolo poi fu adottato e ce l’ha fatta.

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Fare i nonni stanca


Questo post è rivolto ai nonni, non ai figli e ai nipoti; poi lo spiego.

Ho visto nonni che voi umani non potreste neanche immaginare. Uomini e soprattutto donne che, dopo una vita di più o meno duro lavoro, passano buona parte del loro tempo a fare i nonni. Potrebbero almeno prendere la vita con calma, non dico andare a vivere alle Canarie o a Benidorm (dove con pochi euro ti fanno un check-up completo).

Ci sono quelli che tanto non saprei che fare (ma è proprio così ?). E quelli che saprebbero cosa fare ma i figli vanno aiutati: sempre, dalla (loro) nascita alla (nostra) morte.

Non mi rivolgo a quei figli che si approfittano dei genitori per noncuranza o menefreghismo. E neppure a quelli che pensano, in buona fede, che i nonni stanno bene con i nipoti e viceversa (e poi il nido costa).

Mi rivolgo a noi nonni, che non sappiamo o non vogliamo (incerto è il confine) porre dei sacrosanti limiti: qualche ora alla settimana, il diritto alla malattia e alle ferie.

Io dico che i nostri figli non sanno quanto é faticoso per noi ultrasessantenni stare con i nipoti, soprattutto quanto più sono piccoli, ma non solo. È una fatica fisica, che chi non la prova non può immaginare; e spesso, più ancora, una grande fatica mentale. Qualcosa che ci spossa e ci consuma, se non è a piccole dosi.

E allora diciamola questa fatica, pacatamente e chiaramente, ai nostri figli . É giusto e utile, per tutti.

P.S.
Non dimentico che ci sono coloro che nonni vorrebbero essere e sarebbero disposti a faticare, per figli e nipoti.

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Marta e Lizzi (o delle foto)


Alcuni anni fa, ispirandomi a questa foto, parlavo di fotocamere e altro. Lo scatto è stato fatto con la Pentax K5, una bella reflex che ho molto amato e che ho tradito prima con una Fujifilm X10 e poi con una X30 (compatte con ottica fissa zoom) che utilizzo tuttora. La K5 invece è finita in soffitta: troppo pesante e ingombrante; ma domani, per una fortuita coincidenza, torna in servizio. Se è vero che la migliore fotocamera è quella che hai con te, il mio iPhone non ha avversari: funziona bene e c’è sempre. Ma quello che conta è il risultato: e una foto come questa non la fai col telefonino.

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Ritratto di famiglia con tempesta


Arriva da Cannes 2016 (a piedi ?) Ritratto di famiglia con tempesta del giapponese Kore’eda Hirokazu, a me sconosciuto ma noto soprattutto per “Father and son” vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2013. Questo Ritratto (in originale After the Storm) mi è piaciuto molto, una storia di ordinaria separazione, un figlio simpatico e una nonna: tutto molto credibile e raccontato con delicatezza. Da vedere senz’altro. Io vado a vedermi l’altro del 2013.

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Marmellata di limoni


Qualcuno mi ha regalato dei limoni coltivati nel giardino di casa ed ho pensato di fare un po’ di marmellata. Avendo poca dimestichezza con le marmellate e nessuna con quella di agrumi ho cercato delle indicazioni e poi ho deciso di fare di testa mia, prendendo quello che mi ispirava. Ma soprattutto ho pensato di usare poco zucchero: generalmente si indica il 70-80% sul peso dei limoni; io ne ho messo il 50% con l’idea di mantenere l’agro del limone.Ho cotto a lungo il limoni tagliati fini , coprendoli con acqua. Il risultato mi sembra notevole, in particolare se la marmellata è destinata ad accompagnare un formaggio stagionato.

P.S. 
Io generalmente sono contrario alla nuova moda di usare poco zucchero e cuocere poco le marmellate (il risultato essendo una pappetta di frutta)

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Riscoprire il Maraschino

Ho comprato una bottiglia di Maraschino Luxardo, il più diffuso. Credo che ormai pochi lo conoscano e pochissimi lo tengano in casa.

L’etichetta riporta due luoghi e due date: Zara 1821 e Torreglia 1947. La prima indica il luogo e l’anno di nascita del marchio; Zara (Zadar) è una città sulla costa dalmata, attualmente Croazia. È zona di marasche, varietà del Prunus cerasus insieme alle amarene e alle visciole. La seconda data/località rappresenta la rinascita in Italia.

Nel 1759 Francesco Drioli aveva dato inizio alla produzione industriale di questo liquore nato col nome di Rosolio maraschino, nella stessa Zara; allora la Dalmazia era territorio della Repubblica di Venezia. Drioli creò una vasta rete commerciale con un mercato che si estendeva fino alla Russia e a Londra, da dove il liquore avrebbe raggiunto i territori di dominio inglese ed il Nuovo Mondo. 

Nel 1797 con il Trattato di Campoformio la Dalmazia passò sotto il dominio asburgico, fino alla prima guerra mondiale (salvo il periodo napoleonico). Con il Trattato di Rapallo (1920) la sola Zara fu assegnata all’Italia, divenendo punto di riferimento per i dalmati italiani.

 Nel 1821 dunque a Zara Girolamo Luxardo fondò la ditta omonima che ebbe un rapido sviluppo commerciale, analogo a quello della Drioli. 

Nel novembre 1943, un intenso e prolungato attacco aereo da parte degli Anglo-Americani causò la completa devastazione di Zara e la quasi totale distruzione dello stabilimento Luxardo.   L’anno successivo, in seguito alla ritirata delle truppe tedesche dalla Dalmazia, Zara venne occupata dai partigiani comunisti del maresciallo Tito. Per gli italiani residenti in Dalmazia  vi furono ingenti danni economici provocati dalle confische dei loro beni a opera degli Iugoslavi. Anche la fabbrica di maraschino, nell’ottobre 1944, fu messa sotto sequestro e poi nazionalizzata. 

Al termine della guerra l’unico superstite della quarta generazione prese la coraggiosa decisione di ricominciare, in altra sede, l’attività familiare. Il primo passo fu quello di interpellare un agronomo toscano, il prof. A. Morettini dell’Università di Firenze, il quale, negli anni precedenti il conflitto, aveva condotto uno studio approfondito sulle ciliegie marasche di Zara e aveva trasportato nei vivai dell’Università alcuni esemplari delle celebri piante dalmate. Fu proprio Morettini a individuare nei colli Euganei la regione più adatta dal punto di vista climatico e per le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, al trapianto dei marascheti zaratini. Nel 1947, anno dell’inaugurazione dello stabilimento di Torreglia, si apriva, dunque, un nuovo capitolo nella storia della Girolamo Luxardo; poiché la produzione di maraschino non poteva essere istantaneamente riattivata (le piante erano ancora troppo giovani, e inoltre la distillazione e l’invecchiamento del liquore avrebbero comportato ulteriori tempi di attesa), Luxardo ebbe l’idea di puntare su altri prodotti di più veloce preparazione: l’Apricot, elisir a base di albicocche, e il Triplo Secco, entrambi appartenenti alla storica produzione della ditta di Zara. Dopo qualche anno fu possibile tornare a produrre il celebre liquore di ciliegie, cui andarono ad affiancarsi altre bevande (Cherry Brandy, Lacrima d’oro e Sangue Morlacco).

(Le informazioni sono tratte da Treccani online)

Il maraschino è un liquore dolce e non molto forte (circa 30 gradi) prodotto con una lavorazione piuttosto complessa. Nell’Atlante dei prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto si legge:

Il Maraschino si può bere liscio, freddo; è un ingrediente in molti cocktail. E’ utilizzato per condire macedonie di frutta, arance, fragole, ananas e lamponi; gradevole su certi gusti di gelato. Inoltre è un ingrediente fondamentale nelle lavorazioni di pasticceria.

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