Felpa blu

La portava volentieri, un po’ abbondante, con la lampo e il cappuccio. Quando gliela avevano data l’aveva lasciata sul sedile dell’auto con l’idea di metterla in uno di quei grandi contenitori gialli per i vestiti usati. Un giorno però l’aveva indossata, era diventato improvvisamente freddo e lui era vestito leggero; gli era piaciuta e aveva deciso di tenersela. Ogni tanto si domandava da dove provenisse ma si dimenticava di chiederlo a chi poteva saperlo; non era importante, l’aveva lavata e tanto bastava.

Poi un giorno cominciano i disturbi, poca cosa, prurito al collo, un leggero arrossamento ai polsi. E la lampo che si inceppa sempre allo stesso punto, e per sbloccarla deve riportarla indietro, sganciarla e provare più volte. Decide di lavarla a mano, con un sapone anallergico; sulla cerniera passa la cera. Niente da fare, peccato.

Passa una settimana o giù di lì.

Da dove viene quella felpa blu ?

– Non lo so, era in camera sua e non la portava, chiedilo a lei.

Il giorno dopo lo chiederà.

Me l’ha regalata Ilenia.

– Così grande ? Forse era del babbo ?

– Può darsi.

Inizia a capire, con un certo disagio. Il padre di Ilenia è un renziano, con un ruolo di rilievo, per di più, nel partito. La felpa blu è impregnata di qualcosa che non si lava via. Che farne ?

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Platone e Sagan

Stasera il mio vecchio amico S. – professore in pensione e contadino per eredità – ha concluso una serie di tre incontri sulla filosofia antica con una bella lezione su Platone “politico”. Ha consigliato la lettura di tre scritti (Critone, Fedone e Apologia di Socrate) e di due biografie di Platone, di Leon Robin e Alfred Edward Taylor.

Poi ha mostrato questa foto della terra ripresa dalla sonda Cassini nell’orbita di Saturno, il punto luminoso indicato dalla freccina

e il commento dell’astronomo Carl Sagan

  • Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
    La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.
    Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.” (da Pale Blue Dot)

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Rosticciana

Ieri rosticciana in umido e polenta, un bel piatto unico.

In Toscana e in alcune parti dell’Italia centrale le costole di maiale cotte alla griglia o in forno si chiamano rosticciana (o rostinciana) con evidente derivazione da arrostire. Ma con rosticciana si indica anche il taglio di carne, che nel resto d’Italia si chiama costine o puntine, per quello che ne so.

Noi toscani, come altri, abbiamo dato ai cibi dei nomi non solo descrittivi ma direi evocativi e talvolta quasi poetici; che poi sono stati sostituiti da altri dell’italiano comune o di altre regioni.

Le uova affrittellate (in guisa di frittelle, direbbe l’Artusi) diventano modeste uova al tegamino. La fettunta si trasforma in bruschetta, perdendo ogni rapporto col pane e con l’olio. La carnesecca o rigatino è ridotta a pancetta. Lo stracotto assomiglia al brasato, ma così la sua caratteristica di lunghissima cottura si perde; i nostri cenci restano tali, come altrove le bugie o chiacchiere.

Terminologia a parte, la rosticciana in umido è di molto buona, tenerissima e saporita; con la polenta ci sta benissimo ma si può mangiare anche col pane.

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Troppa grazia, Alba e Maria

“Sono apparso alla Madonna”, titolava la sua autobiografia quel geniaccio di Carmelo Bene. Qui la cosa è più convenzionale, è la “madre di Dio” (così si autodefinisce) che appare a Lucia-Alba.

Dal trailer pensavo che il film di Gianni Zanasi fosse una commediola all’italiana, divertente e insipida. E invece no, è un gran bel film (mi verrebbe da dire straordinario) impreziosito dalla brava Alba Rohrwacher, quasi quarantenne che pare una ragazzina, bellezza fuori dell’ordinario. Lei è una geometra che si arrabatta col lavoro e con la figlia adolescente (che le assomiglia molto ma non risulta che Alba abbia figli); all’inizio del film mette fuori dell’uscio il fedifrago Arturo (Elio Germano). Il grosso Battiston è il sindaco, un bonario mariuolo che vorrebbe cementificare una bella plaga, purtroppo cara alla Madonna (interpretata dalla israeliana Hadas Yaron, protagonista del bellissimo La sposa promessa).

Personaggi credibili e dialoghi realistici per una storia originale ai confini della realtà. Da vedere senza indugio.

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Risotto al pecorino

Volevo fare un risotto a base di pecorino e mi sono imbattuto in questa ricetta di risotto ai porri e pecorino, che proviene da una blogger che conosco per brava. L’ho modificata riducendo di molto la quantità di porri e poco altro. Così i porri non sono un ingrediente ma un soffritto sui generis. Il risultato è notevole, a mio avviso, e i commensali hanno gradito.

Per sei persone ho utilizzato 500 grammi di vialone nano, un paio di porri, burro, vino bianco, 200 grammi di pecorino fresco e un po’ di pecorino stagionato, niente olio.

Ho rosolato brevemente i porri nel burro e poi li ho stufati per almeno 20 minuti, aggiungendo alla fine un po’ d’acqua per frullarli. Poi ho tostato il riso con il burro, ho sfumato con vino bianco, aggiunto i porri e via via il brodo vegetale (per far le cose per benino).

A fine cottura ho messo il pecorino fresco a dadini mescolando bene e qualche cucchiaio di pecorino stagionato grattugiato. Dosando il brodo di cottura ho ottenuto un risotto morbido – all’onda – a cui aggiungere ciascuno a piacere pepe macinato e pecorino stagionato grattugiato o a scaglie.

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Qualche film

Quando sono andato a vedere “Il verdetto” (The children act) non sapevo che era tratto da un romanzo di Ian Mc Ewan, mi aspettavo uno di quei filmoni britannici sontuosi ed edificanti.

E invece è tutt’altro. Molto bello. Bravi i protagonisti, Fiona la giudice e Adam il ragazzo. Affascinante la non più giovane Emma Thompson.

A me l’ultimo film di Virzì, “Notti magiche” non mi ha convinto (e mi tengo alto). Di sei che eravamo insieme ero in netta minoranza.

Non parlerò del titolo italiano, penoso come spesso succede (in origine Le brio); altrimenti qualcuno pensa che è una mia fissazione (lo è ma non voglio farlo sapere in giro).

Quasi nemici” è piacevole, bravi i protagonisti, qualche sbavatura e un finale piuttosto sdolcinato.

“Sulla mia pelle” visto su NETFLIX, davvero bello.

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Il fascino discreto della tripperia

Ieri ho fatto la trippa in umido (alla fiorentina o parmigiana), dopo tanto tempo.

Ogni venerdì col mio vecchio caro amico B. andiamo dal nostro trippaio di fiducia in quel di Ponte a Greve. Lui prende ogni volta il solito panino col lampredotto chiaro e salsa verde. Io spazio dal lampredotto chiaro o scuro, alla trippa in umido, al lampredotto con i carciofi o in inzimino, ad altre frattaglie non cucinate (nervetti , poppa, musetto…).

Il nostro è un trippaio puro (solo frattaglie) come ce ne sono rimasti pochi a Firenze; ci si mangia roba buona, ma la mia trippa di ieri era meglio della sua.

C’è chi pensa che la trippa sia grassa: nemmeno per sogno, le sue calorie sono 108 per 100 grammi, come il filetto di vitella; ed é priva di colesterolo. Poi dipende da come la cucini. Io faccio un soffritto leggero, in padella antiaderente con pochissimo olio (rosolato un po’ e poi stufato con un po’ d’acqua). Mezzo bicchiere di vino, poco pomodoro e un’oretta di cottura nel tegame di coccio, aggiungendo brodo o acqua, sale e pepe (o peperoncino). Formaggio grattugiato se gradito.

Buon appetito.

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