SHAKSHUKA, in fondo al tunnel

“Il tunnel” dì Yehoshua non mi è piaciuto ma leggendolo ho scoperto la SHAKSHUKA, piatto della cucina ebraica di provenienza tunisina (gli ebrei della diaspora erano un tempo nei paesi arabi del Mediterraneo).

Ingredienti di base: pomodori, peperoni, peperoncino, aglio e uova; e inoltre cipolle, cumino, limone …e dopo la cottura si può aggiungere labneh o yogurt.

Questa la ricetta della Taverna del Ghetto a Roma.

Per prima cosa prendete una padella grande e versateci l’olio e la cipolla e iniziate a farla rosolare; poi unite l’aglio e il peperoncino e fate insaporire il tutto. Aggiungete quindi i pomodori a pezzi, il peperone tagliato a pezzi o a strisce e privato dei semi interni, il concentrato di pomodoro, l’acqua e infine il cumino. Mescolate per bene, aggiungete un pizzico di sale e lasciate cuocere avendo cura di mettere la fiamma bassa. Quando il sugo sarà quasi pronto e ristretto al punto giusto unite il succo di limone, mescolate ed infine aprite le uova stando attenti a non farle rompere. Quando l’albume sarà diventato bianco la vostra shakshuka sarà pronta.

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Anni sessanta

C’è silenzio, rotto soltanto dai versi degli uccelli e dai colpi di pallone di un terzetto di ragazzi che giocano a pallacanestro. Sotto le mascherine si intravedono i tratti somatici latinoamericani.

In cinquant’anni il giardino è cambiato, ma non tanto. C’erano moltissime siepi, rifugio di gatti e di qualche piccolo traffico umano. Non c’erano strutture, solo la casetta del giardiniere. Niente campetti, né spazi per il gioco dei bambini; ora c’è anche una grande giostra.

Era un pezzo del mio mondo antico. L’ho attraversato ogni mattina per quasi tutti gli anni sessanta, per andare a scuola. Era il tempo della scuola media e poi del liceo, l’una a fianco dell’altro. Erano gli anni tranquilli e anche in parte felici in cui mi sembrava che la vita fosse segnata, non ci sarebbero stati grandi cambiamenti. L’università, che sapevo già da tempo, poi il lavoro e la famiglia.

Ma poi il grande cambiamento ci fu. Il ‘68 travolse tutte le mie certezze e condizionò grandemente la mia vita. Non fu così per tutti i miei coetanei, per i miei compagni di scuola. Ci fu chi continuò per la sua strada, chi ne uscì e poi seppe rimettersi in carreggiata, per gli studi ed il lavoro. Non fu “colpa” del ‘68 e di quello che ne seguì: ognuno reagì al grande sconvolgimento soprattutto per quello che era.

Il giardino piano piano si popola. Una umanità varia che passa, siede sulle panchine, molti cani (i gatti sembrano spariti). Una ragazzina bionda con una tuta nera e le cuffie del telefono gira intorno alla grande aiuola che ho davanti. Ogni volta si incrocia con un anziano ciclista mascherato che fa un giro diverso; eppure si incontrano.

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Ad occhi aperti

Camminava senza pensare a niente. Ascoltava il rumore delle foglie e del vento, lo scricchiolare degli scarponi sul sentiero. Camminava, saliva la montagna, la salita era lieve. Da quanto camminava non avrebbe saputo dirlo, ore ? Non importava il tempo. Si sentiva leggero, nonostante tutto.

Arrivò sulla sommità della montagna. Vide la valle il torrente le nuvole. Un’immagine attraversò la sua mente, il sogno antico di volare muovendo le braccia e le gambe come si nuota nell’acqua profonda. Fece alcuni passi e si trovò sospeso nell’aria tiepida del pomeriggio primaverile. Si distese e iniziò a muovere le braccia e le gambe, come nel sogno. Il risveglio fu diverso dal solito, molto diverso.

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Couscous, rito e convivialità

Di rado, troppo di rado, faccio il couscous. È un piatto conviviale, si mangia mettendolo al centro della tavola e ognuno ne prende via via. Bisogna essere almeno in due, molto meglio se siamo di più.

La preparazione tradizionale con la couscoussiera è lunga ed ha un certo carattere dì ritualità; ne vale la pena. L’ho imparato molti anni or sono da una donna marocchina. Si comincia bagnando il couscous con acqua fredda e sale, per farlo gonfiare. Poi si mette nella couscoussiera e si fa cuocere per 20 minuti da quando il vapore inizia a passare attraverso il couscous; si rovescia su un piatto largo e si bagna ancora con acqua fredda per sgranarlo, con le mani o con la forchetta. Si mette di nuovo nella couscoussiera e si ripete il procedimento per altre due volte.

Nella parte inferiore della pentola nel frattempo cuociono la carne e le verdure con spezie. Quando è tutto pronto si versa il couscous in un vassoio rotondo e si sistemano sopra le verdure e la carne bagnando il tutto con il brodo di cottura caldo. Altro brodo si porta in tavola perché ognuno possa aggiungerlo a piacere.

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Acciugata sauce-partout

Al tempo della mia giovinezza, la mamma faceva la braciola all’arrabbiata con l’acciugata. La cottura all’arrabbiata è rapida, in padella con poco olio e fiamma vivace.

Di recente mi è tornata in mente, l’acciugata, e l’ho fatta per una bistecchina di maiale.

L’acciugata trasforma un piatto semplice, direi banale, in una prelibatezza. Si può mettere anche sul bollito, sulle uova sode, sugli spaghetti, nell’insalata (scarola e radicchio di Treviso in particolare), su una braciola fritta, su una fetta di pane abbrustolito, su verdure alla griglia e ovunque ti dice la fantasia del gusto. Da questo il neologismo sauce-partout.

Filetti di acciuga, capperi, aglio tutto tritato fine e amalgamato in olio d’oliva. Le acciughe dissalate per chi ama il gusto deciso, capperi sotto sale, aglio poco o tanto secondo i gusti. Opzionale il prezzemolo.

Qualcuno scalda l’olio insaporendo con uno spicchio d’aglio (da togliere), ci fa sciogliere le acciughe e aggiunge i capperi tritati.

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Diego, detto il poppa

Sono state settimane difficili, soprattutto le ultime. Niente post, perché in genere scrivo quando qualcosa o qualcuno mi ispira. Ora si può uscire, fare un po’ di moto, a piedi o in bicicletta. Si può andare a trovare i parenti e non è poco.

Una settimana fa è nato Diego e solo ora mi viene in mente di scriverne. Diego e Emma, Fabio e Silvia.

Ancora la mente e un po’ anche il corpo non funzionano bene.

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Cronache virali (9)

Mi sembra significativo questo grafico tratto da https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/.

Cerco di interpretarlo: i nuovi contagiati giornalieri (in rosso) dal 22 marzo oscillano sostanzialmente in proporzione ai tamponi effettuati, in grigio. Nello stesso periodo però c’è una certa diminuzione della percentuale dei contagi rilevati sui tamponi effettuati: dal 28% al 20% circa. Questo ultimo dato è significativo e va tenuto d’occhio per capire l’incidenza del numero di tamponi effettuati sui contagi rilevati. In conclusione appare una certa diminuzione dei contagi se si tiene conto del notevole aumento dei tamponi.

(Poi vedremo l’andamento dei ricoverati, delle persone in terapia intensiva e quelle in isolamento.)

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Cronache virali (8)

“ Saremo migliori alla fine della grande epidemia ?” è una delle domande oziose che fanno certi giornalisti. Gli interpellati in genere rispondono positivamente, per rassicurare, presumo. Che lo pensino davvero non credo.

Le tragedie dell’umanità insegnano qualcosa ? “È avvenuto quindi può accadere di nuovo” diceva Primo Levi della Shoah. Questo è quello che potremo dire quando la pestilenza sarà passata. La vera domanda è: come sarà il nostro mondo, dopo ? Sarà molto diverso da quello che conosciamo.

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Cronache virali (7)

A tutti farebbe piacere che i dati comunicati oggi dalla Protezione Civile indicassero davvero una inversione di tendenza. Io, non essendo un esperto, cerco di usare al meglio quel poco di ragione che mi è toccata in sorte. Il minor aumento dei contagi (rilevati) potrebbe essere dovuta alle misure restrittive introdotte dieci giorni fa. Non mi sembra che si possa dire lo stesso per l’improvvisa consistente riduzione delle morti comunicate oggi rispetto a quelle di ieri.

E’ poi evidente che un dato giornaliero non può essere significativo per una variazione della tendenza. Domani si può sperare che sia confermato il minor aumento dei contagi, mentre mi sembra improbabile la conferma della riduzione delle morti giornaliere, essendo il dato di oggi presumibilmente anomalo per qualche ragione (modalità di raccolta dei dati o anche casualità). Ovviamente, come si dice in questi casi, spero di sbagliare.

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Cronache virali (6)

I casi attualmente positivi sono 42.681 (+4.821), i guariti salgono a 6.072, con un balzo di +943 in un giorno, ma i decessi segnano un altro record: 793 più di ieri, di cui 546 nella sola Lombardia, portando il totale a 4.825. I ricoverati con sintomi sono in tutto 17.708, in terapia intensiva 2.857, in isolamento domiciliare 22.116.

È passata una settimana, oggi è primavera. La pestilenza avanza, in Italia e nel mondo.

Alle ore 23.30 del 21 marzo 2020 il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha annunciato, con un messaggio su YouTube e Facebook, nuove misure per arginare l’epidemia di Covid-19. Ecco i punti principali.
  • Chiudono sull’intero territorio nazionale tutte le attività produttive che non sono strettamente necessarie a garantire beni e servizi essenziali. 
  • Rimangono aperti i supermercati, i negozi di generi alimentari e di prima necessità. 
  • Rimangono aperte anche le farmacie e le parafarmacie. 
  • Sono garantiti i servizi postali, bancari, assicurativi e finanziari. 
  • Sono assicurati i servizi pubblici essenziali come i trasporti. 
  • Oltre alle attività ritenute essenziali, è consentito il lavoro solo in smart working
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