Maria D.

Maria tornava a casa di passo svelto, con il paniere delle verdure e un mazzo di fiori di campo. L’orto era in quel piccolo lembo di terreno pianeggiante che chiamavano la Verginetta per via di un tabernacolo con una statuetta della Madonna. Passando a fianco del cimitero rivolse per un attimo gli occhi e la mente ai genitori che lì riposavano da prima che lei si maritasse con Pietro, più di trent’anni erano passati. La mamma la ricordava appena, aveva tre anni quando lei era morta.
In lontananza, vicino alle prime case del paese, si alzava una nuvola di polvere; doveva essere il barroccio di Nazareno, che a quell’ora andava all’osteria. Maria pensava alla minestra che avrebbe messo al fuoco; i testi erano già nelle braci del focolare, per i necci di ogni giorno. Pietro lavorava nel bosco fino all’imbrunire e quelli erano il suo pranzo – incicciati o col cacio – con una fiaschetta di vino annacquato. Su quei monti i necci erano il pane quotidiano; solo la domenica e le feste comandate c’era in tavola il pane vero. A cena Pietro  mangiava volentieri la minestra, soprattutto con quei freddi. Era un inverno piovoso e nevoso, ma la legna per fortuna non mancava e la raccolta delle castagne era andata bene. Sì, quella sera invece dei fagioli avrebbe messo nella minestra le castagne secche; a Enzo, il più piccolo dei figli – che era sotto le armi – piaceva tanto sgranocchiarle, pensò.
La nuvola di polvere si avvicinava rapidamente. Maria si spostò sul lato della strada, dalla parte del bosco, che in quel punto era parecchio scosceso. Dalla curva sbucó il barroccio tirato da Corbaccio, che quella sera trottava più veloce del solito. Nazareno vide la donna e tiró le redini, il cavallo scartó a destra e si impennó. Fu un attimo, Maria ebbe paura, si spostò ancora, mise un piede in fallo, e precipitó nel dirupo. Tentó inutilmente di aggrapparsi ai cespugli e ai rami degli alberi finché la sua testa urtò violentemente su una pietra. L’immagine dei figli passò fugace e poi niente. La raccolsero che il cuore batteva appena, ancora per poco.
Era il 23 febbraio 1891, l’anno della Rerum Novarum.

IMG_2159

Fermati o passeggero/ deponi una pietosa lacrima
su questo monumento/ eretto dalla filiale pietà
Maria di Pietro Parenti/ nata Ducci
qui caduta ahimè/ raccolta cadavere
nel pomeriggio
del XXIII di febbraio del MDCCCXCI
suo quinquagesimottavo
strappando larghissimo pianto
fra popolani serresi/ tutti d’un cuore
con i derelitti figli
col vedovato infelice consorte
nel deplorare un caso cotanto miserando

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in la fantasia e non solo. Contrassegna il permalink.

5 risposte a Maria D.

  1. MARILENA ha detto:

    Mi si è chiusa la gola. Avevo iniziato a leggere e mi era tornata in mente la statuetta della Madonna presso la quale d’estate quando ero in campagna, aspettavo mio nonno che rientrava da Bologna, dal lavoro. Una statuetta che profumava di menta, perché tutto intorno c’era un’invasione di piantine di menta. Poi laggiù nel curvone l’autista suonava il clacson 2 volte perché sapeva che io l’avrei sentito e io, che già odoravo di menta, aspettavo felice di saltare al collo del nonno.
    Quando ho iniziato a leggere mi hai fatto sorridere e tornare in mente quella scena … ma poi …..

  2. umberto ha detto:

    Sulla strada che da San Casciano dei Bagni (si) porta alle Piazze, frazione del comune di Cetona (si),una guzzi 500cc procedeva a velocità eccessiva.la strada era,ed è,molto tortuosa e,allora,resa ancora più pericolosa dal fondo stradale bianco e pieno di sassi.la moto sbandò e un giovane appena ventenne perse la vita.era l’anno 1945 e io ragazzino non ancora in età scolare ne rimasi profondamente impressionato anche perchè la cosa durò a lungo nei racconti dei contadini nelle serate dopo il lavoro.Era figlio di un grande proprietario terriero dell’epoca,il solo nominarlo incuteva timore e rispetto e dunque grandi levate di cappello.Il giovane si diceva era irrequieto e smanioso di godere appieno del nome che portava,del vigore della gioventù e delle grandi possibilità economiche di cui godeva.Era,si diceva,il terrore o il piacere delle giovani contadinelle dei suoi tanti poderi.A ricordo fu eretto un tabernacolo sulla strada e,per quel ne sò ancora in piedi.Due incidenti stradali,due vite interrotte.Le analogie finiscono qui perchè le menti erano sicuramente animate da pensieri,sentimenti e emozioni completamente diversi.Volevo però stimolare una riflessione senza essere presuntuoso.La nostalgia malinconica,anche positiva,che prende quando la vita è ricordo,bello o brutto che sia e non più progetto.

  3. brunella ha detto:

    Ciao, io sono Brunella, sono arrivata qui su indicazione di Marilena. Molto bello questo racconto anche se un po’ triste Tornerò a leggere, ciao brunella patrone blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...